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Itala Mela: un convegno per conoscerne la figura, in attesa della Beatificazione In evidenza

Grande partecipazione sabato a Roverano per il convegno "Itala Mela, verso la beatificazione", organizzato dal Priorato delle Confraternite della Diocesi della Spezia – Sarzana – Brugnato.

Alle 10, il vescovo Luigi Ernesto Palletti ha celebrato la Messa al santuario pieno di fedeli. Poi, davanti ad oltre cento persone, tra cui vari sindaci ed autorità della Val di Vara, il postulatore della causa di beatificazione, don Gianluigi Bagnasco, ha illustrato i tratti salienti della vita e della spiritualità di colei che il 10 giugno diventerà la prima beata della città della Spezia.

Nell'omelia, il vescovo ha richiamato l'esempio mirabile di Maria - preservata dal peccato, e tempio del Signore - per introdurre il mistero della presenza immensa ed intima di Dio in ciascuno di noi. «Itala Mela ci ha insegnato a riconoscere le tre persone della Trinità che vengono ad abitare in noi. Dobbiamo vivere questo mistero in una comunione quotidiana. Dio è ovunque, ma in particolare dentro di noi, che ne siamo tempio per l'eternità. Questo cambia la nostra preghiera. Non è un Dio astratto, lontano. La presenza della Trinità in noi è il mistero che dovrebbe alimentare la nostra vita interiore. Impegniamoci in un cammino serio e fedele».
«Itala Mela sottoponeva ogni suo scritto a due direttori spirituali. Se non lo approvavano, lo strappava. Se avesse fatto diversamente, diceva che sarebbe stata una gran sognatrice, ma non una mistica cristiana», ha tenuto a sottolineare il postulatore Don Bagnasco aprendo la sua relazione.

Itala Mela era cresciuta in un ambiente familiare non favorevole alla religione. A nove anni, in seguito alla morte del fratello, si dichiarò atea. All'università, a Genova, nel 1922, all'età di 19 anni, si confessò, su invito delle suore che la ospitavano. Fu il momento decisivo per la conversione. Presto avrebbe iniziato a frequentare la messa quotidiana e avrebbe scritto: "Ti seguirò, Gesù, anche nelle tenebre anche a costo di morire". Divenne devota dell'adorazione. Fece una tesi su San Cipriano, perchè anche lo studio, come tutto il resto, era motivo per lei per fare la volontà di Dio.
Decise di consacrarsi come benedettina. Impossibilitata per motivi di salute a intraprendere la vita monastica, rimase a casa, a lungo ferma a letto. «Il suo convento fu casa sua. Il peggiore. Perchè suo padre – a cui pure era legata da grande affetto - sbatteva fuori qualunque sacerdote vi entrasse», commenta Bagnasco. Fu aggregata come oblata ai benedettini di San Paolo fuori le Mura, a Roma. Prese i voti di obbedienza, povertà, verginità e stabilità. Ad essi aggiunse un quinto voto, approvato dal direttore spirituale, mons. Bernareggi, di consacrazione alla Santissima Trinità: fare tutto il più perfetto, secondo Cristo, anche quando questo costa più di tutto. Non solo pratiche di pieta, ma costante impegno di preghiera e di vita.
Propose con vigore l'intuizione della famiglia sacerdotale. Ebbe il grande desiderio che i sacerdoti vivessero come lei, nello stile del quinto voto. E si mise al loro servizio, nella preghiera e nell'offerta della sofferenza, perché sempre più conoscessero e facessero conoscere il mistero dell'inabitazione della Trinità nel cristiano. Tale concetto era stato sviluppato e diffuso dai Padri della Chiesa, ma poi si era andato perdendo.
A Pontremoli, nel 1928, dal tabernacolo riceve un raggio di luce e il messaggio divino: "Tu la farai conoscere". È la prima di una serie di esperienze che faranno di lei una delle più grandi mistiche del Novecento.
Insegnava lettere al Liceo Ginnasio Costa. Ma l'instabilità fisica la costrinse a periodi di congedo e aspettativa sempre più lunghi, finchè fu messa definitivamente a riposo. Per sostenersi, decise di dare ripetizioni private. Per la guerra fu sfollata. Tornata a casa al termine del conflitto, la trovò svaligiata.
«Ma il cammino spirituale non conobbe sosta. Dalla malattia balzerà la creatura divinizzata. Nella notte tempestosa, Itala Mela rivive l'angoscia del Getsemani e del Calvario. Nonostante l'anima straziata, non lasciava trapelare alcun segno di crisi, se non ai propri direttori spirituali. Sorrideva sempre a chi la andava a trovare. Con Gesù, sul Calvario, saliva verso l'amore puro, quello della Trinità. La notte della malattia sembra inghiottirla, ma è la vittoria dell amore».
Fedele al voto di fare dell'inabitazione trinitaria il centro della propria vita, «viene colmata di grazie travolgenti, specie durante gli esercizi spirituali. Volle essere un calco di quello che avrebbe fatto Gesù poprio in quel momento, sempre pronta ad essere ostia immolata nel sacrificio, per amore del Padre».

Contribusce alla fondazione del monastero del Castellazzo e del Movimento dei Laureati Cattolici. Ogni giorno in casa sua c'è la fila di visitatori. Rimprovera, consola, consiglia (molti, su suo suggerimento, andranno in seminario o convento). Ognuno accoglie il suo intervento come un segno di particolare predilezione. Tutti conforta e aiuta. Nelle sofferenze aveva acquisito innumerevoli doti di comprensione e accoglienza. Di lei rimangono numerose lettere con studenti, amici e conoscenti, a cui rispondeva sempre. «Abbiamo quarantatre volumi di scritti, e altro materiale verrà aggiunto. C'è grande interesse verso di lei e i suoi scritti, da tutta Italia e non solo», assicura don Bagnasco. Dalla finestra della propria camera affacciata su Piazzetta del Bastione, Itala Mela adorava l'Eucaristia esposta nella vicina chiesa di San Giovanni ed Agostino.
«Non sappiamo se pregare per lei o piuttosto chiedere a lei di pregare per noi», disse il professor Aldo Bellotti, nell'orazione funebre, nel 1957. «Era una vergine saggia, e la chiamata dello sposo l'ha trovata con la lampada accesa».

Itala Mela sarà beatificata la mattina del 10 giugno, in Piazza Europa alla Spezia. Il miracolo riconosciuto dalla Chiesa consiste nel salvataggio - un ritorno dalla morte alla vita - di una neonata, oggi adolescente, la figlia del cardiologo Bertoli. Un'infermiera, vista la situazione disperata, chiese preghiere alle Clarisse di Sarzana. La bambina, con parametri vitali incompatbili con la vita, fu trasferita a Genova, dove miracolosamente si riprese e, dopo pochi giorni, venne dimessa.

 

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