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Fame di Terra: 43° Earth Day

Lunedì prossimo, il 22 aprile, come accade da ben 43 anni (dal 1970) sarà la Giornata Mondiale della Terra. Indetta dalle Nazioni Unite, vede l'adesione formale di 175 Paesi e una miriade di associazioni e soggetti vicini al mondo dell'ecologia, ma non soltanto.

Lunedì, 22 Aprile 2013 09:53
È una giornata per ricordarci il valore di ciò che calpestiamo, respiriamo, usiamo, mangiamo, ammiriamo, abitiamo. Un insieme di valori che molti non vogliono o fanno fatica a riconoscere, ma che a ben vedere è ineluttabile nelle nostre vite.

Non è un caso che, per esempio, il business del momento sia il land grabbing. La ruberia di terre, soprattutto in Africa, dove il fenomeno sta assumendo proporzioni ben al di là di ogni civile tolleranza, visto che può essere molto redditizio, e di cui purtroppo a volte ci rendiamo complici senza neanche saperlo, magari comprando fondi d'investimento non molto trasparenti che finanziano Governi o compagnie che fanno incetta di terre fertili a scapito delle popolazioni locali. I Governi africani, in un misto di corruzione e desiderio disperato di attrarre finanziamenti, arrivano perfino a concedere diritti di sfruttamento gratuiti, o a prezzi ridicoli, a chi voglia investire. E, visto che un sistema catastale in Africa non esiste, le popolazioni locali si trovano espulse da un giorno all'altro dai terreni che coltivano dalla notte dei tempi. Non è un modello di sviluppo accettabile, è una delle più grette forme di neo-colonialismo. Togliere la terra è togliere la vita, è togliere la libertà di vivere e nutrirsi secondo la propria cultura.
Non è un caso nemmeno che in Colombia il processo di pacificazione tra il Governo e i guerriglieri delle Farc sia oggi affidato come mediatore al Ministro dell'agricoltura: l'oggetto del contendere principale è la terra, il tipo di sfruttamento che si vuole attuare sui terreni coltivabili. Piccoli contadini e realtà famigliari da una parte, che garantiscono la sussistenza alimentare; grandi compagnie o latifondisti dall'altra, con unico fine il profitto.

Ovunque si vada, la terra oggi è un problema. Risorsa di cui c'è gran fame. Su cui ci si scontra per come usarla: spremerla come un limone o farla fruttare in maniera rispettosa. Anche in Italia è elemento critico: gli affitti sono sempre più cari per la grande domanda da parte dell'agro-industria, un giovane che voglia tornare alla terra fa una fatica immane a permetterselo, tra prezzi insostenibili, poca disponibilità di terreni liberi, trafile burocratiche al limite del kafkiano.
Però diamo fiducia a chi vuole tornare alla terra. È nell'interesse di tutti, perché solo una pacifica interazione, senza puro sfruttamento, garantisce un futuro. La Terra produce, per questo fa gola. Ma non produce soltanto cibo. Per restare in Italia, o se volete in Europa, produce bellezza, esistenze felici, paesaggi con un immenso potenziale turistico e produttivo. Diamo fiducia a chi vuole tornare a coltivarla, curarla, amarla in virtù di un rapporto più stretto e simbiotico di quello che ha la media di ognuno di noi. Sì, perché è inaudito che si continui a fare finta di nulla di fronte allo scempio che sta subendo il nostro Paese. Accade a un ritmo esponenziale, folle, si consuma suolo fertile, si cementifica, si deturpa il paesaggio e si pregiudicano tutti i valori, materiali e immateriali di cui la terra, bene comune, è portatrice. I dati più recenti dell'Ispra (Istituto Superiore di Ricerca Ambientale) non lasciano spazio a dubbi: in Italia vengono ricoperti di cemento o asfalto otto metri quadri al secondo di terreno libero. Non si può andare avanti così, cosa mangeremo? Cosa venderemo ai turisti? Come partiremo, cambiando paradigmi, per lasciarci la crisi alle spalle?
Intanto celebriamo la Terra, nella sua giornata mondiale. In tutta Italia, in molti comuni e capoluoghi, i cittadini che hanno a cuore questa risorsa infinitamente preziosa, ma purtroppo finita, si uniranno per una festa pacifica e colorata, per sensibilizzare sul consumo del suolo fertile nel nostro Paese. È il caso di sostenerli, di sostenerci e marciare insieme. È il caso di pensare seriamente a quanto vale, la nostra Madre Terra.

Carlo Petrini, Slow Food

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