Goletta Verde: situazione critica dalle 5 Terre a Marinella, passando per la Venere In evidenza

Lungo le coste liguri sono stati scovati nove punti, rispetto ai ventitré totali, che presentavano cariche batteriche elevate. Per sette di questi arriva addirittura un giudizio di fortemente inquinato.

Mercoledì, 12 Agosto 2015 12:34

Nel mirino finiscono ancora una volta foci di fiumi e canali, nei quali confluiscono evidentemente scarichi non depurati adeguatamente o addirittura scarichi illegali che non risparmiano neanche territori ad alta vocazione turistica e di pregio naturalistico come il territorio delle Cinque Terre. Legambiente anche quest'anno dunque chiede alla Regione Liguria e agli enti territoriali, sia costieri che dell'entroterra, di intervenire con urgenza per risolvere e dare piena attuazione al sistema di depurazione dei reflui urbani, utilizzando nel migliore dei modi i fondi già messi a disposizione.

È questa la richiesta avanzata dalla storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all'informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che oggi chiude la sua tappa in Liguria. L'istantanea regionale sulle acque costiere dell'equipe tecnica dell'imbarcazione ambientalista è stata presentata questa mattina, in conferenza stampa a Genova da Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria e Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde e con la presenza di Federico Grasso, responsabile comunicazione di Arpal.

"Le nostre analisi confermano nuove e vecchie criticità di un sistema depurativo che, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni, continua a immettere in fiumi, fossi e torrenti carichi inquinanti non trattati adeguatamente – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde –. Il nostro obiettivo è proprio quello di scovare le criticità di questo sistema che in Liguria, cosi come nel resto del Paese, funziona purtroppo a singhiozzo ed è ancora del tutto insufficiente per tutelare la salute del mare e dei cittadini. In Italia, secondo le ultime stime dell'Istat e del Governo, tre italiani su dieci non sono ancora allacciati a fognature o a depuratori e il 40% dei nostri fiumi risultano gravemente inquinati. Sono passati dieci anni dal termine ultimo che l'Unione Europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi, ma piuttosto di agire non abbiamo fatto altro che collezionare multe. È tempo che finalmente si passi dalle parole ai fatti e si tuteli una delle più importanti risorse che per l'Italia e la stessa Liguria rappresentano una consistente fetta dell'indotto economico".

L'obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è, bene specificarlo, è quello di individuare le pressioni inquinanti che ancora gravano sulla costa, analizzando il carico batterico che arriva in mare prevalentemente dalle foci di fiumi, canali o scarichi non depurati. Il nostro è quindi un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né assegniamo patenti di balneabilità, ma restituiamo comunque un'istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni. I punti scelti sono stati individuati dalle segnalazioni non solo dei circoli di Legambiente ma degli stessi cittadini attraverso il servizio Sos Goletta.

Criticità che sicuramente sono ben note, visti anche i divieti di balneazione presenti lungo la costa a seguito dei monitoraggi eseguiti dall'Arpal e dalle autorità competenti. Va, inoltre, ricordato che secondo l'Istat (dati al 2012) in Liguria ad essere trattati in maniera adeguata è soltanto il 60,9% del totale del carico generato, ancora poco seppure in linea con la media del Nord Italia del 59,9 per cento. Anomalie che ha evidenziato anche l'Unione Europea nell'ultima procedura d'infrazione aperta nei confronti dell'Italia che comprende anche 9 agglomerati urbani liguri (il 14% rispetto ai 63 agglomerati urbani). Inadeguatezza che, secondo i calcoli del Governo, comporterebbe, a partire dal 2016 e fino al completamento degli interventi di adeguamento richiesti, una multa da parte dell'Unione Europea di 18 milioni di euro all'anno (11,4 euro pro capite).

"Oggi c'è la possibilità di completare il lavoro che è stato portato avanti negli anni passati per adeguare il sistema depurativo regionale – commenta Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria -. Il Governo ha già messo a disposizione i primi cinque milioni di euro per un intervento che ricade nell'agglomerato di Albenga. Altri 57 milioni di euro risultano tra i finanziamenti disponibili in arrivo dal Cipe. Mancano all'appello ancora 13milioni di euro per raggiungere la quota di 70milioni prevista per il costo totale delle opere regionali da realizzare, ma è importante non sprecare le risorse che stanno per arrivare. Nei casi dove si è intervenuti adeguando la rete fognaria o rafforzando il sistema di depurazione i risultati sono stati evidenti nell'arco di questi ultimi anni. La Regione Liguria è chiamata a dimostrare, proprio a partire dalle criticità ancora presenti nel sistema  depurativo, una nuova visione di sviluppo per questo territorio, attento alle sue risorse e che punti sulla sostenibilità ambientale per rilanciare l'economia. Il rischio è che scarichi sospetti o con alti carichi inquinanti possano danneggiare alcune aree di pregio naturalistico e a forte vocazione turistica come abbiamo evidenziato per le Cinque Terre".

Da migliorare anche l'informazione ai cittadini. La vigente direttiva sulle acque di balneazione impone, infatti, ai Comuni di divulgare l'informazione sulla qualità dei singoli tratti di mare, secondo la media degli ultimi quattro anni di prelievi (qualità scarsa, sufficiente, buona, eccellente). Eppure in quasi tutti i punti campionati, né nelle immediate prossimità, i nostri tecnici hanno trovato traccia della cartellonistica informativa.

_Le analisi di Goletta Verde_

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente tra il 31 luglio e il 1 agosto scorso. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come "inquinati" i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e "fortemente inquinati" quelli che superano di più del doppio tali valori.

Degli undici campioni prelevati lungo le coste della provincia di La Spezia, cinque presentano cariche batteriche elevate. Giudizio di fortemente inquinato per i prelievi alla foce scolo scogli sotto Belvedere in località Manarola a Riomaggiore e di inquinato alla spiaggia di fronte piazza Garibaldi a Monterosso al Mare. Fortemente inquinato poi il prelievo al canale nei pressi della spiaggia Venere Azzurra e alla foce del canale su via Roma a Lerici e inquinato quello alla foce del torrente Parmignola a Marinella di Sarzana. Nei limiti di legge gli inquinanti riscontrati negli altri campioni: alla spiaggia di fronte rio Castagnola a Deiva Marina; alla spiaggia tra il parcheggio e la spiaggia Fegina di Monterosso al Mare; alla foce del Rio Corniglia a Vernazza; alla spiaggia Fossola a Riomaggiore; presso Calata Doria a Porto Venere; alla foce del fiume Magra ad Ameglia.

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c'è anche il non corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo anche quest'anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. Attivo da 31 anni, il COOU garantisce la raccolta degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale, che vengono poi avviati al recupero. L'olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto pericoloso per la salute e per l'ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un'auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. A contatto con l'acqua, l'olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. "La difesa dell'ambiente, in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione", spiega il presidente del COOU Paolo Tomasi. L'operato del Consorzio con la sua filiera non evita solo una potenziale dispersione nell'ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l'economia del Paese. (12 agosto)

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