"Recovery Fund, la Regione spreca milioni per la manutenzione del Sant'Andrea"

L'intervento del Manifesto per la sanità locale: "Alla nostra provincia la fetta minore di risorse. Nessun potenziamento di sanità territoriale e RSA".

Domenica, 13 Dicembre 2020 10:27

"Il 13 novembre sul sito della Regione è stato pubblicato l’elenco dei progetti approvati dalla Giunta, su proposta del Presidente Toti, da finanziare con il Recovery Fund (il fondo messo a disposizione dall’Unione Europea per gli aiuti agli Stati membri per emergenza coronavirus).

Delle proposte presentate dalla Regione, 1,5 miliardi riguardano la sanità e sono esplicitate come segue: 230 milioni per il nuovo ospedale del Ponente (IM); 115 milioni per l’ammodernamento del Gaslini (GE); 103 milioni per il Galliera (GE); 145 milioni per il nuovo P.S. del S. Corona (SV); 185 milioni per il nuovo Erzelli (GE); 10 milioni per intervento di manutenzione al Sant'Andrea e al San Bartolomeo (SP). Il tutto per 788 milioni destinati a strutture ospedaliere, e le altre risorse dove verranno investite?

Nel notare che, come al solito, la nostra provincia brilla per essere sempre agli ultimi posti nelle scelte regionali e che altri soldi verranno sprecati nel vecchio Sant'Andrea essendo stato revocato l’appalto del Felettino, dobbiamo rilevare che la passata ed attuale esperienza del Covid non ha insegnato nulla ai nostri “decisori” regionali. Non una parola, né un progetto risulta presentato per l’incremento della massacrata sanità territoriale e per il potenziamento delle RSA.

Il Presidente Toti non ricorda, forse, che la già carente assistenza sanitaria territoriale pre-Covid (dipendente dalle scelte ospedalocentriche degli stessi decisori regionali nella passata amministrazione) ha prodotto disastrosi risultati nel diffondersi del virus. Proviamo a ricordare al Presidente alcuni dati; chissà che possano servire...

Il 27 febbraio la Liguria riusciva a fare 93 tamponi sulla popolazione, mentre in Veneto se ne facevano 6.000 – in rapporto alla popolazione, un tampone ogni 16.500 abitanti in Liguria ed uno ogni 816 abitanti in Veneto (il Veneto – a quel momento - ha anche provveduto ad acquisti in massa di materiali e all’assunzione a tempo indeterminato di 215 operatori sanitari).

I GSAT (Gruppi Strutturati di Assistenza Territoriale) creati il 6 marzo da Regione Liguria (anticipando le decisioni del Governo, quasi a voler... primeggiare in una incomprensibile gara), sono in realtà molto meno efficienti delle USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) previste nello stesso mese dal governo centrale. Secondo indicazioni nazionali, le USCA dovrebbero mettere in campo tutti i medici della guardia medica (in Liguria 530), mentre i GSAT di “invenzione” ligure mettono in campo circa 100 persone (1 solo medico e 1 solo infermiere a coprire le 12 ore su sette giorni).

L’8 marzo il presidente Toti ammette in un’intervista alla Nazione (edizione spezzina): “La circolazione del virus non è più tracciata come avremmo voluto”. Quindi anche una delle famose tre T (testare, tracciare, trattare) non si riesce a completare per deficit, ovviamente, dei servizi territoriali.

Sempre l’8 marzo in Liguria vengono segnalati 27 casi con soli 70 tamponi effettuati, mentre in Veneto, nello stesso giorno, i casi erano 127 e i tamponi 1.489. Nel primo caso i positivi erano il 38,6% dei tamponi, nel secondo il 17,7 %.

Non sono i tamponi l’unico problema organizzativo: i medici di famiglia lamentano di non avere mascherine per andare ai domicili dei malati, sconsigliano i pazienti di recarsi in ambulatorio e chiedono di essere esonerati dalle visite domiciliari. I malati sul territorio ligure cominciano a sentirsi abbandonati e fioccano le denunce pubbliche dei medici e degli infermieri (denunce concentrate nella relazione degli operatori sanitari alla commissione sanità del consiglio comunale spezzino del maggio 2020).

Da questi dati emerge che, fin dai primi giorni della pandemia, la Regione Liguria ha sottovalutato l’importanza della strategia delle tre T consigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ha testato poco e tracciato ancor meno lasciando che il virus – a febbraio poco diffuso in Liguria – potesse ulteriormente diffondersi, anche nelle RSA.

Inoltre appare evidente che la Regione – proprio per la errata scelta di concentrarsi sempre sugli ospedali, più redditizi soprattutto per i privati, assegnatari di ben tre ospedali pubblici nel ponente ligure – non aveva le necessarie risorse per mettere in piedi un decente testing-tracing a causa dello smantellamento dei Dipartimenti di prevenzione e medicina territoriale messo in atto negli anni precedenti. Tutto ciò in aggiunta all’incapacità di leggere l’evoluzione della pandemia (uno dei più gettonati consulenti della Regione affermava a febbraio al Giornale: “Oggi abbiamo circa 200 morti in Cina e nessuno in Europa. Ma perché nessuno si occupa di influenza, che è un problema infettivologico vero a casa nostra, e si preoccupa solo di coronavirus?”)

Questa visione sventurata è stata dettata da una scelta politica, legata a una visione “ospedale-centrica” che ora la Regione mette di nuovo in campo con progetti destinati esclusivamente agli ospedali".

Manifesto per la sanità locale

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