Formazione e lavoro: Spezia è un'eccellenza, ma gli universi restano ancora troppo spesso paralleli In evidenza

di Elena Voltolini - Situazione attuale, criticità e prospettive: Confindustria si è confrontata con enti locali, istituti di formazione, scuole e aziende.

Giovedì, 28 Ottobre 2021 20:22

“Quando si parla di formazione si parla di futuro, libertà ed uguaglianza”: è in queste parole di Giorgia Bucchioni, Presidente Comitato Piccola Industria di Confindustria La Spezia e Presidente CISITA, il motivo alla base del convegno organizzato dall'Associazione che riunisce gli imprenditori spezzini per parlare di giovani, formazione e sbocchi occupazionali.

La scuola e gli enti formativi sono pronti per formare le professionalità richieste dal territorio, ma anche da un mondo che sta nettamente cambiando? I ragazzi sanno quali sono le opportunità che hanno a disposizione e le scelte che possono fare? Cosa vuol dire oggi fare formazione? Qual è lo stato di salute della formazione sul territorio spezzino?

Sono solo alcune delle domande alle quali ha provato a dare risposta, fornendo molti spunti di riflessione, il convegno, organizzato da Confindustria La Spezia che, nell'auditorium dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, ha messo oggi a confronto imprenditori, enti locali, istituti di formazione, università, scuole superiori ed aziende.

Tante realtà diverse ma la cui sinergia, è stato da tutti rimarcato, è fondamentale per arrivare ad una formazione efficiente ed efficace, ovvero in grado di dare risposte alle esigenze delle aziende che cercano professionalità e dei ragazzi che cercano un lavoro e giustamente aspirano ad una occupazione che ne soddisfi gusti e capacità.

Proprio Giorgia Bucchioni ha elencato qualche numero che fotografa la situazione attuale del mondo della scuola e del lavoro. Ancora oggi oltre il 50% dei ragazzi sceglie, dopo la scuola secondaria di primo grado, quelli che un tempo si chiamavano licei, circa il 40% gli istituti tecnici, mentre la formazione professionale è scelta da meno del 10% dei ragazzi.

Frutto questo, è stato sottolineato, di un retaggio culturale che la considera ancora come di serie B o C.

Di contro, però, bisogna sottolineare come la formazione acquisita dai giovani non risponda a quella richiesta dalle aziende e come, anche nel caso in cui al termine del percorso di studi, i ragazzi trovino lavoro, questo sia spesso o sovradimensionato o sottodimensionato rispetto al loro titolo di studio.

C'è poi in Italia, ed è un numero sul quale ha infierito ulteriormente la pandemia, il 23,3% di giovani tra i 15 ed i 29 anni che non studiano e non cercano lavoro, i cosiddetti NEET. Alto anche il dato sulla dispersione scolastica: nel 2020 sono stati 543 mila gli studenti che hanno lasciato la scuola.

“L'Italia – ha evidenziato Giorgia Bucchioni - spende solo il 4,1% del PIL per l'istruzione e spendiamo 50 volte di più in assegni pensionistici che in formazione universitaria. Dobbiamo renderci conto che favorire un percorso di formazione è dare dignità ad una persona. La formazione è fondamentale perchè la risorsa umana deve rimanere sempre al centro del sistema. Oggi la formazione è imperativo ed opportunità perchè favorisce lo sviluppo ed il successo delle imprese. Deve essere pertanto in grado di formare le professionalità che servono per le imprese del territorio

Proprio la centralità della persona e il paradosso che di fronte ad un tasso di disoccupazione molto elevato ci sono casi diffusi di aziende che non riescono a trovare e professionalità che cercano si è soffermato Mario Gerini, Presidente Confindustria La Spezia: “La nostra associazione ha posto la formazione tra i suoi temi più importanti perchè senza il fattore umano non ci può essere azienda. La formazione è fondamentale per dare un futuro alle prossime generazioni.

Abbiamo una responsabilità morale verso i giovani di oggi ed ancor più verso quelli delle prossime generazioni. Entro il 2040 andranno in pensione 6 milioni di persone, dobbiamo essere pronti ad ammortizzare questo turnover. Servono nuove politiche attive per il lavoro, perchè non di rado la richiesta di personale da parte delle aziende c'è, ma a volte sul territorio non si trovano le professionalità ricercate. Serve quindi maggiore sinergia tra tutti i soggetti coinvolti”.

Serve, quindi, una svolta e questo deve essere, secondo il Presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale Mario Sommariva, il momento giusto per imprimerla: “Siamo in una fase storica eccezionale, in qualche modo la pandemia deve rappresentare uno spartiacque tra un vecchio modello di sviluppo, basato su uno smodato uso del territorio e sulla scarsa attenzione al lavoro e alle risorse umane, ed un modello tutto nuovo. Tra le cose che la pandemia ha fatto scoprire ci sono la centralità delle risorse umane e del tema del lavoro”.

Riprende poi, declinandolo anche nel settore legato alla portualità il problema già sollevato da Gerini: “Anche nell'ambito della logistica e della cantieristica ci sono a volte difficoltà a reperire personale. Così come abbiamo i cambiamenti climatici che sono il campanello di allarme della mancata attenzione verso l'ambiente, questa asimmetria tra domanda e offerta di lavoro ci segnala la necessità di dare maggiore attenzione al tema della formazione. Servono politiche attive del lavoro e formazione. Come Autorità di Sistema Portuale siamo disponibili ad essere interlocutori di tutte le iniziative che vanno in questa direzione. Proprio oggi, ad esempio, abbiamo approvato il bilancio di previsione, che comprende 500 mila euro per la formazione, secondo gli strumenti previsti dalla legge nel piano organico del porto”.

“La formazione è un tema strategico per il nostro quotidiano e per il futuro – ha sottolineato il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini - Dobbiamo preparare i giovani ad un mercato del lavoro che cambia, il tema della formazione è molto complesso ed il vostro impegno è fondamentale. Per creare un sistema competitivo dobbiamo lavorare in squadra”. “Come comune abbiamo scelto di avvicinare la formazione alle imprese del territorio”, anticipa il primo cittadino.

Le modalità le ha spiegate, nella successiva tavola rotonda, l'Assessore Genziana Giacomelli: “La Spezia è stata la prima città ligure a presentare un piano territoriale per la formazione. Nel 2017 abbiamo, con tutti gli attori coinvolti, cercato di capire i bisogni del territorio per dare risposte sia ai giovani che alle imprese. Abbiamo strutturato un osservatorio stabile che monitora i fabbisogni delle imprese ed oggi abbiamo formato circa 70 ragazzi, in particolare nella nautica, nella logistica e nell'accoglienza turistica. Ci siamo però resi conto che il problema primario è anche l'orientamento e che dovevamo intercettare le famiglie. E' partito così il progetto MARE ed abbiamo costruito degli strumenti di comunicazione che illustrino le figure professionali che mancano”.

Proprio la comunicazione, infatti, è emerso nel corso del convegno essere una delle maggiori criticità da affrontare: serve arrivare ai giovani, alle famiglie ed alle scuole n maniera efficace, serve fare in modo che conoscano tutte le opportunità che sono a loro disposizione.

Tra le criticità, pertanto, c'è la comunicazione, ma non solo. “C'è ancora tanto da fare, anche se il sistema formativo del nostro territorio è molto efficiente – prosegue Giacomelli - Manca la cultura e manca la conoscenza di questi sistemi formativi, aspetti sui quali stiamo lavorando. Serve poi maggiore visibilità per i soggetti che fanno formazione e dobbiamo mettere i ragazzi nella condizione di avere luoghi dove studiare che siano accoglienti e che li attraggano”.

Una attrattività che deve essere incrementata, soprattutto per la formazione tecnica, secondo Roberto Peccenini, Dirigente Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria, “Serve un ribaltamento di prospettive nell'orientamento, bisogna investire avendo come interlocutori le famiglie e gli insegnanti perchè tutto è figlio della mentalità che l'istruzione professionale è una seconda scelta, invece non deve essere così. Bisogna anche rendere più attraente la formazione tecnica. Si dovrebbe creare un meccanismo per cui un'azienda adotti il percorso formativo di una scuola. In questo modo si avrebbero bei laboratori e si riqualificherebbe l'istruzione tecnica e professionale”.

“Serve poi anche il ri-orientamento – ha aggiunto - Se le scelte iniziali possono essere sbagliate, bisogna fare riconfluire queste scelte nella filiera produttiva ed in questo gli ITS possono avere un ruolo importante. Chi ha fatto una scelta di studi secondari generalista, può intraprendere un percorso ITS e si possono così avere anche tecnici più formati umanisticamente”.

ITS che, ha sottolineato Roberto Guido Sgherri, Presidente Fondazione ITS della Spezia, “non sono in concorrenza con l'Università perchè l'Università è accademia, l'ITS è formazione professionalizzante. Si collocano pertanto in due aree diverse”.

E sui bisogni dell'ITS spezzino non ha dubbi: “Ha bisogno di una configurazione fisica stabile e laboratori che siano vicini all'industria, con tante macchine e relativamente pochi strumenti. Serve un hub, ci stiamo lavorando, abbiamo avviato un progetto interno che guarda ai fondi del PNRR”.

Ad accomunare ITS ed Università dovrebbe essere un diverso ruolo delle aziende, più da protagoniste: “Le università devono pensare a corsi di studio utili per il territorio, ma che siano in grado di attrarre anche da fuori provincia e regione. Le università tendono ad essere generalite, dovrebbero invece collocarsi in qualche settore specifico. Le aziende devono essere partecipi dei percorsi di studi”.

La centralità delle aziende e dell'imprenditore, il cui ruolo deve essere diverso da quello del passato e deve essere un ruolo da protagonista anche nell'ambito della formazione, è stata sottolineata da Carlo Robiglio Presidente Piccola Industria Confindustria, cui sono state affidate le conclusioni: “il capitale umano deve essere al centro.

Negli ultimi 20 anni siamo passati dall'epoca del titolo di studio e della cristallizzazione del sapere, all'era della competenza, che si acquisisce ogni giorno. Viene fuori l'importanza dell'impresa come assoluta protagonista. L'imprenditore deve essere attore sociale ed avere attenzione al capitale umano in una logica di formazione continua.

La competenza della persona deve andare di pari passo con l'occupazione. Oggi anche l'imprenditore deve uscire dall'azienda e formarsi. La scuola e l'impresa devono essere connesse. Oggi più che mai la formazione professionale è dirimente. Nei prossimi 3 anni le pmi cercheranno 180 mila persone competenti in ambito digitale e tecnologico e non le troveranno. Lo stesso accadrà per i settori legati ai nuovi trend della sostenibilità e della transizione green. Formare il capitale umano oggi è imprescindibile per gli imprenditori”.

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