"La Spezia conferisca la Cittadinanza Onoraria anche al Fucilato, al Disertore e all’Obiettore Ignoto"

Il Gruppo Azione Nonviolenta e il Movimento Nonviolento La Spezia si rivolgono al sindaco, al presidente del Consiglio comunale e ai consiglieri spezzini.

Giovedì, 25 Novembre 2021 17:20

"Gentile Presidente del Consiglio Comunale della Spezia, Gentile Sindaco e Consiglieri tutti, abbiamo notizia che il 30 novembre prossimo al Teatro Civico di La Spezia, si dovrebbe tenere un Consiglio Comunale straordinario nel quale verrà solennemente consegnata la Cittadinanza Onoraria di La Spezia al “Milite Ignoto”, così in una nota il Gruppo di Azione Nonviolenta La Spezia e il Movimento Nonviolento La Spezia.

"Siamo consapevoli che tale cerimonia fa seguito alla Delibera della proposta presentata dal Sindaco e assunta all’unanimità da parte dei presenti al Consiglio Comunale del 4 novembre 2020 e riteniamo doveroso manifestare il nostro pieno dissenso sia nei confronti della motivazione espressa dalla Delibera sia, soprattutto, per il messaggio che intende veicolare".

"Il nostro dissenso non significa né irriverenza né oblio verso tutti coloro che, noti e ignoti, furono travolti dalla guerra, ma esprime la nostra protesta verso coloro che, nel commemorare il “soldato ignoto”, intendono promuovere una speculazione nazionalistica".

"La Delibera comunale richiama «gli sforzi effettuati cento anni fa per far percepire quel soldato voluto come “di nessuno” come “di tutti” al punto da trasformarsi nella sublimazione del sacrificio e del valore dei combattenti della prima guerra mondiale e successivamente di tutti i Caduti per la Patria». Quegli sforzi hanno certamente sortito l’effetto di esaltare l’ideologia della “sublimazione del sacrificio e del valore dei combattenti”, ma sono soprattutto serviti a nascondere ciò che è stata la prima guerra mondiale: una “inutile strage” – sono le parole di papa Benedetto XV ai “Capi dei popoli belligeranti” del 1 agosto 1917 – in cui persero la vita 650mila militari italiani (di cui 400mila al fronte, 100mila in prigionia e i restanti a causa di malattie contratte durante la guerra) e dalla quale 500mila soldati tornarono dal fronte mutilati, invalidi o gravemente feriti ed oltre 40mila con gravissime patologie psichiche dopo anni di trincea".

"Crediamo, innanzitutto, che le istituzioni pubbliche non debbano sottrarsi al dovere di ristabilire la precisa memoria storica dei fatti: la prima guerra mondiale fu una sciagurata carneficina, a cui portò la brama guerrafondaia di pochi potenti e degli industriali interessati alle commesse militari, sostenuta dalla propaganda bellicista del nazionalismo interventista, che prevalse sulla volontà del Paese – e soprattutto delle classi operaie e contadine – e sul Parlamento, in maggioranza neutralista: un vero “colpo di Stato” con cui il re, Vittorio Emanuele III, il presidente del Consiglio, Giuseppe Salandra e il ministro degli Esteri, Sidney Sonnino decisero l’entrata in guerra dell’Italia. Vanno ricordate, in proposito, le parole pronunciate da Sonnino: “Quelli che vogliono la guerra sono pochi. Ma se noi la crederemo necessaria o utile per l’Italia, dovremo o sapremo decidere al di sopra delle opinioni della folla”.

"Solo, infatti, ripristinando la completa e precisa memoria storica è possibile dare degno riconoscimento a tutti coloro che furono vittime di quel disastroso ed inutile conflitto: oltre alle centinaia di migliaia di civili e di militari coscritti, anche le migliaia di militari ammutinati e disertori passati per le armi sul posto, senza regolare processo, giustiziati con violenza ingiustificata sempre accompagnata da diffamazione, vergogna, umiliazione".

"Andrebbero celebrati soprattutto i renitenti alla leva e gli obiettori. Non furono pochi. Le denunce all’autorità giudiziarie militare dalla dichiarazione di guerra (24 maggio 1915) fino alla data dell’armistizio (4 novembre 1918) furono complessivamente 870mila, delle quali 470mila per mancata presentazione alla chiamata (di cui 370mila contro emigrati che non erano rientrati in Italia) e 400mila per diserzione, procurata infermità, disobbedienza aggravata, ammutinamento. I disertori della guerra 1915-18 furono così numerosi che fu necessaria un’amnistia, promulgata nel 1919 dal Presidente del Consiglio, Francesco Saverio Nitti".

"Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato il 4 maggio 2015 al Convegno “L’Italia nella Guerra mondiale e i suoi fucilati: quello che (non) sappiamo” organizzato dal Museo storico italiano della guerra di Rovereto, ha tra l’altro sottolineato la necessità di «non lasciare in ombra alcune pagine tristi e poco conosciute di quegli anni di guerra» riferendosi in particolare all’esercizio della cosiddetta “giustizia sommaria” da parte dei tribunali militari. «Una prassi – scrive il presidente Mattarella – che includeva la fucilazione immediata, senza processo, e persino il ricorso – sconcertante, ma incoraggiato dal comando supremo – alle decimazioni: soldati messi a morte, estratti a sorte, tra i reparti accusati di non aver resistito di fronte all’impetuosa avanzata nemica, di non aver eseguito ordini talvolta impossibili, di aver protestato per le difficili condizioni del fronte o per la sospensione delle licenze».

"Ricordiamo, infine, che lo scorso 10 marzo la Commissione Difesa del Senato della Repubblica ha approvato la Risoluzione n. 31 che impegna il Governo ad apporre, a cura del Ministero della Difesa, nel Complesso del Vittoriano (Altare della Patria), a Piazza Venezia, a Roma, una “iscrizione (lapide) in memoria dei militari fucilati nel corso della Prima guerra mondiale per reati contro la disciplina, a seguito di processi sommari e senza l’accertamento delle loro responsabilità, per offrire una testimonianza di solidarietà ai militari caduti, ai loro familiari e alle popolazioni interessate”.

"Per tutti questi motivi chiediamo che il Consiglio Comunale di La Spezia, nel consegnare la Cittadinanza Onoraria “Milite Ignoto”, conferisca la medesima Cittadinanza Onoraria anche al Disertore, all’Ammutinato, al Fucilato e all’Obiettore di coscienza noti e ignoti. Solo in questo modo è possibile restituire dignità a coloro che, vittime dell’inutile strage, furono veri antesignani del principio, sancito dall’articolo 11 della Costituzione Repubblicana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

 

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