Acciughe, vino e cultura: la storia della Trattoria Gianni Franzi In evidenza

Di Emanuela Cavallo - C'era un tempo in cui Vernazza era una delle capitali culturali d'Europa come Cannes o Saint Paul de Vence, Positano o Ischia.

Sabato, 23 Luglio 2016 16:39


In quella magica piazzetta si potevano incontrare Alighiero Boetti, Paolo Villaggio, Fabrizio De André, Gino Paoli.


Fece sosta persino Marcello Mastroianni in barca, anche se non amava le vacanze a bordo.


Franca Rame e Dario vennero per stare qualche giorno e finirono per restare l'estate intera.


Il regista Ernest Kleinber nel 1960 trasformò gli abitanti in attori e mise su il film "Le avventure di Giorgio". Gianni Piacentini e Michelangelo Pistoletto guidavano la pattuglia degli artisti d'avanguardia, Renzo Piano e Richard Rogers quella degli architetti; la torre di Aldo Trionfo era tutto un via vai di bella gente di teatro e cinema.


Ma il motore vero di tutto questo mondo era la trattoria di Gianni Franzi, il salotto buono delle Cinque Terre.
Ora il titolare del locale, Gianni Viacava, ha deciso di mettere nero su bianco ad una vicenda così importante ed è ha scritto un libro, "Vernazza: la neve arriva sempre dal mare" edito da Electa (141 pagine, 20 Euro).


Con gran sfoggio di presenze il volume è stato presentato nella terrazza Gianni Franzi Deck a Vernazza.


Con l'autore sono intervenuti il giornalista Filippo Paganini, l'attrice Lella Costa e il manager Giovanni Cobolli Gigli.

 

Già trattoria della Stella, il locale fu rilevato da Gianni Viacava negli anni sessanta diventato il buen retiro di intellettuali e artisti, scrittori e cantanti, convogliati là in gran parte da Aldo Trionfo, regista e dirigente teatrale, proprietario di tante case nel borgo di Vernazza.


Tra acciughe ripiene e ravioli di pesce, tra muscoli e il famoso tegame Vernazza, scorrevano idee e progetti, sogni e avventure, sceneggiature e romanzi.


Ora Viacava ha raccolto tutti quei pensieri e tutte quelle presenze nelle pagine di un libro che vuole essere prima di tutto un omaggio al suo borgo, un posto dove "non c'è posto per l'abitudine".


Il racconto si snoda dal 1874, anno in cui venne inaugurata la ferrovia Sestri Levante-La Spezia che tolse le Cinque Terre dal loro atavico isolamento, per giungere al periodo bellico con i nazisti che imponevano il coprifuoco alle otto di sera per passare al dopoguerra quando nacque spontaneamente il "paese diffuso" dove i visitatori dormivano dove trovavano posto, cioè in casa degli abitanti fino ai giorni nostri, alla alluvione del 2011 e al turismo di massa.

 

Gianni nel 1953 frequenta la scuola alberghiera di Bordighera e poi si imbarca come cameriere a bordo dei transatlantici, sull'Augustus, sulla Giulio Cesare, sulla Antoniotto Usodimare, conosce il mondo, visita Buenos Aires e New York, ma il suo cuore resta aggrappato al borgo nativo.


Nel 1961 fa un grade salto indietro che poi si rivelerà un salto in avanti: torna a Vernazza e scopre che la Trattoria della Stella, dove ha lavorato da garzone, è chiusa.

Contatta il proprietario e decide di comprarla con delle cambiali da pagare.


A ventidue anni è un azzardo.


Ma il miracolo avviene. Il mondo dell'arte sceglie Vernazza come meta estiva, così Gianni nel primo anno di attività riesce a pagare la prima rata.

"Vernazza era diventata una specie di zoo – racconta – dove la gente veniva a vedere questa massa di personaggi strani, pittoreschi e variopinti... bermuda colorati, parei, camicie Cacharel, roba da sembrare nemmeno esistere in Italia.


Senza contare chi andava in giro mezzo nudo...... Per Vernazza era tutto uno scandalo con le nonne che sputavano sui tavoli del ristorante".

 

Oggi i tavolini all'aperto, nel centro della piazza davanti al mare, tra le case colorate di Vernazza e gli accesi tramonti in mare, odorano di quella storia che mischia i sapori della cucina a quelli della cultura, sotto gli ombrelloni colorati di Gianni Franzi.

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