Auto a tutta velocità in Val di Magra: quando la Mille Miglia parlava (anche) spezzino In evidenza

di Francesco Falli - Era il 1949 e la storica corsa automobilistica passò per la prima e unica volta dalla nostra provincia...

Domenica, 03 Maggio 2020 19:20

In questi tempi molto difficili anche lo sport ha sospeso ogni attività e si guarda al passato per ritrovare momenti di particolare interesse e, insieme, di speranza.

Pochi giorni fa i tifosi spezzini hanno ricordato l’anniversario della bellissima giornata di Padova, quando - era appunto il 1 maggio 2006 - le Aquile conquistarono sul campo la preziosa promozione in serie B, dopo 55 anni lontano dai palcoscenici del calcio più nobile.

Guardando ancora più indietro, e questa volta con un interesse rivolto al mondo dei motori, un settore che conta tanti appassionati anche nello Spezzino, la nostra zona è stata protagonista di alcuni rally, di alcuni circuiti con moto, ma ha visto anche passare la famosissima Mille Miglia, la corsa su strada più affascinante di sempre.

Il tracciato toccò le nostre zone soltanto una volta, una sola volta nella lunga storia di questa corsa unica, oggi semplicemente improponibile, considerando cambiati completamente gli standard della sicurezza che caratterizzano, infatti, il Motorsport attuale.

La Mille Miglia, che cos'era? Una corsa automobilistica su strada che ha appassionato ed affascinato l'Italia negli anni del Ventennio fascista e del Dopoguerra, una competizione epica e straordinaria che oggi appare lontana e remota per molti motivi. I criteri di sicurezza sono appunto molto cambiati, e le competizioni motoristiche di velocità stradale come la Mille Miglia, o come furono la Targa Florio ed il Circuito Stradale del Mugello sono semplicemente impensabili.

In quel tempo (la prima edizione della Mille Miglia risale al 1927, l'ultima del tipo classico, di pura velocità, al 1957) era assolutamente normale che bolidi pensati e costruiti per correre ad oltre 200 km orari si sfidassero sulle strade di ogni giorno, con le folle osannanti (e perfino sporgenti) al fianco della carreggiata. Fu anzi molto strano che l'incidente, drammatico, che impose lo stop alla manifestazione si concretizzò, nella sua tragicità, solo nel 1957.

In realtà già nel 1938 un grave incidente aveva indotto Mussolini a sospendere la manifestazione, poi la Seconda Guerra Mondiale fece il resto... In quel 1957, appunto, la vettura Ferrari guidata dall'asso spagnolo Alfonso De Portago, a causa dello scoppio di un pneumatico lacerato - come dimostrò l'inchiesta - da un occhio di gatto, i catarinfrangenti al tempo immersi nell'asfalto, uscì di strada verso Guidizzolo (Mantova) travolgendo numerosi spettatori, con nove morti, e fra questi molti bambini. Nello schianto perirono anche il pilota e il navigatore-meccanico Edmund Nelson.

Vinsero alla Mille Miglia tutti i più grandi campioni dell'epoca, o quasi: da Minoia a Nuvolari, da Borzacchini a Caracciola, ed ancora Varzi, Biondetti, Von Hanstein, Bracco, Moss... Il tracciato escludeva rigorosamente il nostro territorio perché la corsa, come detto disputata sulle strade italiane destinate al traffico ordinario, prendeva il via da Brescia, e a Brescia rientrava dopo circa 1600 chilometri: appunto, mille miglia.

Ogni anno ci furono modeste o importanti variazioni di percorso, ma di norma la gara raggiungeva Roma, e rientrava su Brescia, attraversando due volte l'Appennino e toccando praticamente sempre Firenze e Bologna, oltre ovviamente ad altre città e paesi, dove esistevano posti di controllo cronometrico e dell'organizzazione. Le auto, che partivano una ad una distanziate di uno o due minuti, erano sempre le più competitive dell'epoca e la vittoria era il vanto della casa costruttrice, ma anche un cittadino qualunque, con la propria macchina di ogni giorno, poteva prendere il via.

Nel 1949 gli organizzatori decisero una variazione di percorso e abbandonarono il Passo della Futa fra Emilia e Toscana, per far scendere le auto sulla costa tirrenica attraverso il Passo della Cisa. La corsa così, dopo aver lasciato Brescia e toccato Cremona, Piacenza e Parma, una volta scavalcata la Cisa e passata da Aulla transitò dalla nostra Provincia, superando Sarzana e la valle del Magra, per poi gettarsi sui viali della Versilia.

Il tracciato da Roma puntò verso l'Adriatico attraversando le montagne abruzzesi dell'Appennino, e da Pescara risalì la costa fino a rientrare verso la pianura padana, toccando Rovigo, Padova, Vicenza e finalmente ritornando a Brescia per il traguardo, dopo una corsa estenuante per mezzi ed uomini. In quel 1949 dunque anche la nostra terra visse un momento oggi quasi incomprensibile, ma al tempo in grado di fermare il Paese.

Per la cronaca la Mille Miglia del 1949 era la 16esima edizione dell'evento e si disputò il 24 e 25 aprile; prevista sulla distanza di 1593 chilometri venne vinta dalla Ferrari 166 MM (che voleva appunto dire Mille Miglia...) di Clemente Biondetti in 12 ore, 7 minuti e 5 secondi; al secondo posto giunse l'altra Ferrari gemella di Bonetto con un ritardo di 28 minuti.

La media oraria del vincitore superò i 131 km /ora: per le normali strade (e le meccaniche del tempo, con autovetture senza ABS o cambi sequenziali) veramente una bella, straordinaria velocità! Presero il via in 303 equipaggi e terminarono la corsa in 182...chissà se qualcuno si fermò nella nostra Provincia, o cosa avvenne di particolare in quel breve, ma storico tratto, mai più ripetuto nell'avventura, lunga e scolpita nella memoria collettiva del Paese, della Mille Miglia.

Recentemente la rievocazione storica di questa epica corsa, che si svolge annualmente, ha ripetuto anche questa parte del percorso, permettendo a tanti appassionati del nostro territorio di vedere autovetture veramente straordinarie.

Nella foto, tratta dal libro dell’Automobil Club spezzino ‘’Un secolo di automobilismo spezzino’’, la Ferrari vincitrice della edizione 1949 scattata proprio durante il transito da Sarzana: si tratta della vettura numero 624, cifra che fa riferimento all’orario di partenza da Brescia: le ore 6,24. La foto appartiene, ricorda il libro, alla ‘’collezione privata Paita’’.

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