Natale, celebrata la “Messa della notte”. L’omelia del vescovo

Ecco allora l’impegno anche di questo Natale: lasciarci coinvolgere, affrontare gli interrogativi, adorare il figlio di Dio che si è fatto uomo.

Domenica, 27 Dicembre 2020 12:25
Il vescovo Luigi Ernesto Palletti Il vescovo Luigi Ernesto Palletti

Nonostante gli orari inconsueti e i limiti nelle presenze imposti dal distanziamento sociale, molti fedeli hanno partecipato giovedì sera alla Messa “della notte di Natale” nelle tante parrocchie della diocesi.

Nella cattedrale di Cristo Re della Spezia, la Messa è stata presieduta alle 20.30 dal vescovo diocesano Luigi Ernesto Palletti. Molte altre persone, oltre ai presenti, hanno potuto seguire il rito grazie alla trasmissione in diretta da parte della televisione diocesana Tele Liguria Sud.

Con il vescovo hanno concelebrato il vicario generale Enrico Nuti e il presidente del capitolo della cattedrale Pier Carlo Medinelli. All’omelia, monsignor Palletti si è soffermato su un passo importante dei testi liturgici: “Oggi è nato per noi il Salvatore”. “Abbiamo ascoltato una profezia -ha detto- e l’abbiamo vissuta in una narrazione evangelica.

Certo, la parola Salvatore acquista però tutto il suo significato a una condizione: che ci rendiamo conto di essere salvati. Cristo ha bisogno del nostro sì perché quello che, per disegno divino, ha compiuto oggettivamente scenda dentro le nostre vite e le trasformi. E’ dunque davvero importante che Egli è venuto a salvarci, a redimerci dal peccato”. “Gesù -ha proseguito il vescovo- scenda tra noi e diviene uomo, senza cessare di essere Dio. Condivide così la natura divina, posseduta da sempre, con la natura umana, acquistata con Maria, a sua volta collocata dentro la storia.

Per nascere quel Bambino, come tutti, ha bisogno di nove mesi di attesa, e poi di anni per svilupparsi e per crescere, sino a che giungerà alla pienezza della sua vita, rivelando così la grandezza alla quale Dio ha chiamato l’uomo ... Il Signore scende per donarci la Salvezza, e per ricostituire così l’umanità antica, che in Lui e con Lui potrà partecipare all’essere figlia di Dio. Un dono grande, grazie al quale ci viene permesso di affrontare al meglio le nostre gioie e anche le nostre sofferenze”. Il vescovo ha così proseguito: “Cristo dunque guarisce l’uomo nella sua profondità, risanandolo in tutto, a patto però che Egli venga accolto e riconosciuto come Salvatore. Chiediamo dunque in questa notte santa, anzitutto, di condividere lo stupore dei pastori, illuminati all’improvviso da una grande luce.

Una necessità, questa, che sentiamo in modo particolare in questi nostri giorni. Chiediamo poi di essere gioiosi come gli angeli, che nella notte santa potevano leggere la scena in una dimensione a noi ancora sconosciuta. E ancora, di condividere il silenzio di Maria e di Giuseppe, finiti lì, a Betlemme, quasi per caso, per la circostanza del censimento indetto da Augusto. Davvero Dio utilizza tutto, nella storia, è questa è Provvidenza.

Il silenzio di Maria e di Giuseppe è insieme sobrietà, essenzialità, rispetto, e nello stesso tempo stupore, di fronte ai tanti personaggi che si presentano davanti a quella grotta in quei giorni: i pastori, la gente, i magi”. “Sono richiami -ha concluso Palletti– a vivere quella che è indiscutibilmente una verità storica: quel Bambino, accolto o rifiutato che sia stato, non ha lasciato indifferente nessuno. Ecco allora l’impegno anche di questo Natale: lasciarci coinvolgere, affrontare gli interrogativi (che non sono dubbi, ma ricerca), adorare il Figlio di Dio che si è fatto uomo.

Che sia dunque un Natale di fede e di serenità. Consapevoli, sempre, del dover portare anche noi la Salvezza ai nostri fratelli”.

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