Vergassola presenta "E chi se la ricorda... Spèza?" di Marcello Delfino

È un tuffo nel passato recente della nostra città, ironico e - allo stesso tempo - riflessivo, quello che ci si offre Marcello Delfino, nella veste inedita di narratore, con il suo libro "E chi se la ricorda... Spèza? Pennellate di spezzinità" (Edizioni Giacché).

Martedì, 11 Marzo 2014 10:26

La presentazione sarà giovedì 13 alle 17,30 nella Sala Consiliare della Provincia in via Veneto 2, con un presentatore d'eccezione: Dario Vergassola introdotto da Jonathan Marsella. Un libro in cui - come scrive Vergassola nella presentazione – "si parla di mugugno, frasi biascicate a denti stretti da personaggi che nei bar venivano classificati come 'cavalli' o 'grandi macchie'. Quando era la spezzinità a farla da padrona. Una miscela esplosiva di sarcasmo, autoironia, cazzeggio, cattiveria, improvvisazione e velocità di lingua." Un libro dei ricordi che parte dalla metà del Novecento, con la parrocchia di "Cristo re" allora ospitata in locali di fortuna, con i campetti di calcio come il "montetto" prima e con il Picco poi, dove le partite si guardavano in piedi. È il Picco, luogo del tifo per lo Spezia, l'approdo e lo sfogo d'una passione sportiva dove lo spezzino tifoso, "mugugnone" e velleitario, dà il meglio di sé; sempre disposto a generosi entusiasmi senza limiti, ma anche a ridimensionare le batoste con una battuta di spirito. È il racconto garbato ed ironico della Spezia di ieri e di oggi, in cui compare la nostra città, come l'abbiamo sempre conosciuta, con alcuni dei luoghi più amati e frequentati a fare da sfondo: il molo, i giardini, la stazione, le botteghe, i cinema e i teatri, come l'ormai perduto Monteverdi; animati da personaggi singolari e tipi bizzarri, che spesso si fanno ricordare per alcune spassose e immediate battute in dialetto. In questa capacità tutta spezzina di saper ridimensionare se stessi e il prossimo con una battuta, Delfino individua uno dei cardini della spezzinità: "È – spiega l'autore – lo spirito che anima la poesia di Ubaldo Mazzini", uno spirito che "alla lunga non solo ha resistito alle invasioni demografiche, ma ha finanche influenzato le generazioni che si sono susseguite divenendone comune denominatore invisibile, inconscio". Quel filo sottile che "ogni tanto emerge in superficie, dà un segno di vita, una battuta, un commento, una considerazione a mezza bocca, magari in dialetto". Un omaggio divertente e affettuoso alla città ed ai suoi abitanti, dunque. "Pennellate di spezzinità" incorniciate in quadretti lievi ed umoristici, ai quali aggiungono un tocco artistico e "d'antan" una serie di fotografie d'epoca della città, e la veste accurata ed elegante cui le edizioni di Irene Giacché ci hanno abituato.

 

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