Un villaggio degli antichi Liguri a Biassa? La scoperta di Gino Ragnetti (FOTO) In evidenza

Una nuova e suggestiva scoperta storico-archeologica ha catturato l'attenzione del pubblico accorso giovedì pomeriggio in Camera di Commercio per il premio letterario Lunigiana Cinque Terre.

Giovedì, 30 Ottobre 2014 18:06

A parlare, il giornalista e scrittore spezzino Gino Ragnetti, che ha deciso di svelare alla cittadinanza il ritrovamento dei resti di un misterioso insediamento nei dintorni del capoluogo. Muri a secco attorno ai probabili resti di un'abitazione,un bastione, argini. E ancora oggetti dalla funzione non chiara, forse rituale, come due pietroni, uno a forma di parallelepipedo, uno triangolare, incisi con un preciso solco. Non manca una sorta di orologio solare, costituito da un lastrone di pietra forato. Come fare per saperne di più? Occorre scavare. Un'operazione archeologica a tutti gli effetti, volta a far chiarezza sull'insediamento umano, sulla sua natura, sulla sua datazione che ora, giocoforza, lo stesso Ragnetti vede collocabile in un'ampia forbice che va da alcuni millenni prima di Cristo alla fine dell'Ottocento. Il giornalista - una vita alla Nazione eccezion fatta per un triennio al Secolo - ha ricevuto in Camera di Commercio, nell'ambito della 49ma edizione del Premio Lunigiana 5 Terre, il premio per la sezione "Ricerca storica" per il prolungato e fruttuoso impegno nella smitizzazione del luogo comune che vuole Spezia e il suo comprensorio come un luogo senza storia e radici. Un'opera portata avanti con una serie di appassionanti volumi quali "Luna - Una misteriosa città romana nel Golfo", "Ottocento - Quando Speza divenne Spezia" e "Un giorno da eroe - Genova, La Spezia, Sarzana, la Liguria nella guerra di successione austriaca 1741-1748".

Sulla datazione dell'insediamento, Ragnetti ha un'ipotesi, che presenta con la consueta umiltà. "Sappiamo che nelle nostre terre, - ha spiegato -tremila anni prima di Cristo, c'erano cavatori, sciamani, guerrieri, come testimoniano le antichissime statue stele ritrovate e la tomba del guerriero celta ligure. Ma non è mai stato trovato un insediamento urbano. Eppure da qualche parte tutte queste persone avranno dovuto vivere con le loro famiglie! Ora, il mio sogno sarebbe che si scavasse e spuntasse una statua stele". Ragnetti sfodera buoni argomenti sul fatto che i muri a secco alti mezzo metro o poco più siano componenti di strutture abitative simili a quelle dei Celti. "Abitazioni fatte di un solo ambiente - ha illustrato il decano spezzino - e composte da muretti in pietra, tetti in paglia e pareti in legno intonacate con materiali quali argilla e pelli. Poi, abbandonato l'insediamento, è tutto marcito, eccezion fatta per la pietra".

 

A fondo pagina, la fotogallery con le immagini della scoperta.

 

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