La sprugola, vecchia scomparsa compagna degli spezzini In evidenza

di Christian Chiappini

LA SPEZIA – La giornata afosa era quella tipica del mese di luglio, con il sole alto all'orizzonte che batteva incessantemente sul piccolo agglomerato di case entro le vecchie mura e sulla campagna tutt'intorno. Forse era stato proprio per cercar di sfuggire alla calura insopportabile, o forse semplicemente per combattere la noia, che i due fratelli Carlo e Agostino avevano deciso di recarsi al laghetto posto a un tiro di schioppo a ponente della chiesa di Santa Maria.

Mercoledì, 05 Settembre 2012 08:46

Lì, al riparo dei ciuffi di canne, si poteva sperare di trovare un po' di refrigerio magari immergendo i piedi nudi nell'acqua.

Carlo, il più grande dei due, se ne stava seduto con in mano un bastone a mo' di canna da pesca, dal quale una lenza di cordino scendeva fino a perdersi sotto la superficie della placide acque, mentre il fratellino, irrequieto, giocherellava con ciuffi d'erba.

Poco più in là, intanto, girava con moto uniforme l'enorme ruota del molino e alcune donne, chine sulla riva, erano intente a lavare i "drappi".

Ad un certo momento a Carlo, per prendersi beffa del fratello, venne in mente di indicare un punto nel lago dove lui intravedeva una grossa anguilla.

Dove? Ma non c'é niente... – disse Agostino, con gli occhi strizzati per cercare di vedere meglio.

Ma come no? Guarda ancora! – esclamò Carlo, continuando a fargli segno, finché Agostino non si sporse talmente tanto che gli bastò una piccola spinta per farlo cadere in acqua.

Carlo non riuscì a trattenere una fragorosa risata e poi seguì il fratello con un tuffo "a bomba" che fece schizzare l'acqua da tutte le parti.

L'incipit di questo racconto (o romanzo), in base alle descrizioni in esso riportate, ci fornisce solo una vaga idea di dove sia ambientato: potrebbe trattarsi di un qualsiasi paesino dell'Italia o dell'Europa, indifferentemente. Purché ovviamente vi si trovi un lago...

Invece, udite udite!....è ambientato a Spezia. Beh, non in quella dei nostri giorni, ma in una Spezia di un paio di secoli fa, e precisamente sulle rive della famigerata "Sprugola".

Oggi purtroppo se n'è perso il ricordo, è rimasto solo un termine – Sprugola – che non sappiamo bene per cosa stia (una porta dell'Arsenale? il canale adiacente?) ma un tempo, per antonomasia, "La Sprugola" indicava la città della Spezia, edificata sul lago creato proprio dalla sprugola, ovvero da una polla d'acqua dolce che irrompe irresistibilmente da una cavità sotterranea naturale.

Scopriamo così che, prima della costruzione dell'Arsenale, a monte di porta Biassa, nell'area attualmente compresa fra Piazza Cavour e Via Colombo (al tempo in piena campagna), c'era un vero e proprio lago che nel volgere di pochi anni subì notevoli mutamenti.

Vale allora la pena di ricostruirne la storia e di tuffarsi, se pur metaforicamente, insieme a Carlo ed Agostino nelle sue chiare, fresche e dolci acque...

Partiamo dal 1827, anno in cui risulta che esso presentava una figura quasi ovale di 60 metri circa di circonferenza e, dalla parte della Spezia, vi erano due piccoli semicerchi più un terzo stagno perfettamente rotondo come un pozzo.

In seguito, se pur lentamente, tutto divenne un solo lago i cui confini continuarono a dilatarsi a danno dei circostanti terreni che a poco a poco crollavano e si inabissavano.

Passiamo quindi al 1864, dove i rilievi eseguiti dal Genio Militare stabilirono che aveva assunto una forma ovale molto allungata, misurando 120 metri di lunghezza e nel punto della sua maggiore larghezza misurava circa 40 metri.

Da esso partivano due e emissari che andando al mare si univano e formavano il famoso "Canale del Fosso" che lambiva le mura di ponente della città.

Poi, come sappiamo, arrivò l'Arsenale e l'ambiente "sprugolino" cambiò radicalmente.

Le opere progettate dagli ingegneri piemontesi cancellarono la sprugola costruendovi sopra prima strade e successivamente palazzi, mentre l'acqua, al pari di quella di tutti i rivi della pianura, venne regimata in condotti artificiali e convogliata nel nuovo canale che sostituì il vecchio Lagora (quello che attualmente fiancheggia a destra il muraglione dell'Arsenale e a sinistra Viale Amendola).

Il lago, nella sua parte mediana, rimase così diviso in due porzioni: una a occidente racchiusa all'interno dell'Arsenale e contigua al muro di cinta; quella orientale, in seguito agli interrimenti avvenuti dapprima nel 1884 per l'apertura delle vie De Nobili e più tardi nel 1910 per adibirne all'edificazione di tale via, venne ridotta ad un laghetto con diametro di una ventina di metri, ribattezzato "Sprugolotto Cozzani" dal nome del proprietario.

Nel frattempo furono effettuati vari esperimenti per svelare il mistero delle sprugole e per cercare di sfruttarne le acque.

Nel 1894 fu praticata per cura del Municipio una trivellazione che intercettò una delle vene alimentatrici del laghetto e l'acqua così ottenuta, modesta per la verità, servì per alimentare una fontanella che venne tolta nel 1911 per motivi di igiene.

Del resto l'acqua della Sprugola servì per ben cinque secoli ad alimentare la principale fontana di acqua potabile della vecchia Spezia, posta presso la porta Biassa, detta appunto della Fontana, e precisamente all'incrocio della strada così detta dei Biassa con via Colombo.

Il lago oggi purtroppo non esiste più, ha pagato caro il prezzo del progresso.

Per alcuni anni l'acqua della sprugola all'interno dell'Arsenale venne utilizzata per il suo stesso fabbisogno: sollevata mediante pompe centrifughe e convogliata al filtro di Pegazzano, veniva ozonizzata e quindi faceva ritorno in Arsenale.

La sprugola orientale invece fu sempre cagione di problemi per chi ha cercato di ricoprirla col cemento. Infatti dopo essere stata circondata da edifici, anche l'ultimo brandello venne occupato: vi costruirono un edificio di un solo piano. Ma nel '37 le pareti crollarono e il podestà del tempo dichiarò inagibile il fabbricato. Intanto il laghetto era riaffiorato inghiottendo tutte le macerie.

Vari tentativi, sempre fallimentari, vennero fatti anche negli anni '40 e poi alla fine dei '60.

In quest'ultimo caso, si utilizzarono nuove tecniche che avrebbero dovuto sconfiggere la vecchia sprugola.

Per la costruzione dell'edificio di ben tre piani vennero impiantati pali di cemento fino a 25 metri di profondità, con il risultato però di risvegliare la polla, con conseguente apertura di una cavità di 7 metri sotto l'edificio e allagamento del cortile.

Nel 2000 si è provveduto infine all'abbattimento dell'edificio e al riempimento dello "sprugolotto".

Un vero peccato, a dir la verità. Alcuni ci avevano visto un' ultima occasione per riappropriarsi di un pezzo importante della storia spezzina, magari ricavandoci nuovamente una fontana.

Del resto la "sprugola" rappresentò davvero l'anima della città, citata nei loro scritti da spezzini illustri come il grande Spallanzani o Giovanni Capellini, fondatore della scienza geologica e paleontologica italiana e mondiale.

È stata inoltre cantata nei versi in dialetto spezzino dal poeta vernacolo Alberto Faggioni e da Ubaldo Mazzini e immortalata, per nostra fortuna, in una suggestiva opera di Agostino Fossati.

E come dimenticarsi del vecchio detto spezzino secondo il quale era spezzino chiunque avesse bevuto l'acqua della sprugola?

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