Nel DNA dei pignonesi, la forte impronta di una storia nata 5mila anni fa In evidenza

Non c'è bisogno di un Festival della Mente per fare cultura, né di calendari estivi particolarmente fitti e danarosi. A volte basta dimenticarsi di presentazioni di piccolissimi libri, rock band bollite e chiacchieroni laureati, e ricordarsi invece quanto sia grande e profondo il piacere della curiosità.

Sabato, 25 Luglio 2015 18:14

Il più bello e umano dei sentimenti, da stimolare, per forza di cose, con piccoli bocconi di ignoto, e perché no con argomenti non sempre di immediata limpidezza. Proprio come è accaduto ieri sera, nella sala consiliare di Pignone, dove Sergio Tofanelli, ricercatore del Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa, ha illustrato i risultati dell'indagine scientifica che ha studiato la presenza di una mutazione genetica nel DNA degli attuali abitanti riconducibile alla popolazione ligure-apuana autoctona dell'epoca pre-romana.

L'indagine, che ha riguardato un gruppo di Pignonesi appartenenti a famiglie presenti da secoli sul territorio, ha toccato anche gruppi di cittadini di Rocchetta Vara, Vezzano Ligure, Biassa, oltre ad un gruppo di abitanti di Circello, nel Sannio, dove i Romani deportarono un grande numero di Liguri Apuani nel 180 avanti Cristo.

La ricerca, finanziata grazie al contributo di istituti bancari e del Ministero della Ricerca, è stata sostenuta dal Consorzio intercomunale "Il Cigno", presieduto da Silvano Zaccone, e resa possibile, in provincia della Spezia, dall'AVIS, che ha provveduto attraverso le sue strutture alla raccolta di ottanta campioni di sangue inviati, secondo un preciso calendario, a Houston, per la lettura del DNA.

La serata di venerdì è stata organizzata da Il Cigno in collaborazione con Pro Loco e Comune di Pignone.

Cosa è emerso? In un certo senso, niente di sorprendente, ma non è di sorprese che si era a caccia. Piuttosto di conferme. La ricerca ha posto come punto fermo le varianti del cromosoma Y, quello che com'è noto determina il sesso maschile - non certo per mancare di rispetto all'altra metà del cielo, che ha per esempio lo svantaggio, essendo tradizionalmente le spose chiamate a spostarsi dopo le nozze, di non offrire saldi appigli territoriali allo studioso -, il quale può subire variazioni dettate dal caso, motore (scomodo, ma motore è) fondamentale della biologia. Per parlare terra terra: un padre passa al figlio un tipo di cromosoma Y, che poi andrà al nipote. Ma, come detto, può intervenire una mutazione. Magari uno dei quattro figli di uno stesso padre avrà un diverso Y, e lo trasmetterà. Come specificato da Tofanelli, è ormai cosa certa che i cambiamenti inerenti Y non danno vantaggi o svantaggi per quanto concerne la selezione naturale.

Ebbene, l'analisi ha detto che la metà dei partecipanti allo studio ha uno Y del tipo R1, molto diffuso in Europa. Più precisamente, si tratta di 4 mutazioni rilevate, ma sempre sotto il cappello R1.

Questo aplogruppo ha concentrazione massima - anche oltre il 50%, quindi ce l'ha un maschio su due, a Rocchetta Vara 4 su 5 - a cavallo tra Liguria e Toscana, nella Toscana settentrionale, ma raggiunge forti concentrazioni anche nei pressi del Lago Maggiore, nella zona alpina e prealpina piemontese e nell'Europa Centrale, spiccatamente in Ungheria. Cosa significa? Che probabilmente, questo aplogruppo è nato in Europa Centrale, e con una migrazione ha varcato le Alpi, diffondendosi in Italia, con maggior concentrazione nelle zone menzionate una attimo fa. Una mutazione - ha spiegato Tofanelli - risalente a 4500-5000 anni fa. Parliamo di società agro pastorali, alle porte dell'Età del Bronzo.

Quindi, se a livello individuale - per quanto sia senz'altro suggestivo aprire la busta arrivata dal Texas e decifrata nei laboratori dell'Università di Pisa - uno studio di questo tipo non dice tantissimo, il discorso a livello complessivo è molto più significativo e dà indicazioni su quella storia delle popolazioni che è tra i temi più affascinanti ai quali ci si possa avvicinare (lo dimostra anche il fatto che la scuola dell'obbligo non ne parli ai ragazzi, più o meno con la solita timidezza con la quale si maneggia l'astronomia).

Poi, è chiaro, ci sono anche pignonesi "diversi". Un 25% porta con sé l'aplogruppo I1, di tiepida e tiepidissima diffusione nell'Europa centro meridionale, ma dominante in Scandinavia. Goti? Forse. Vandali? Dura. Longobardi? Molto probabilmente sì.

Non mancano poi i "mediterraneo meridionali-mediorentali" con J1 e J2.

In piccola scala, questa, è quasi aneddotica. In larga scala, è un racconto di storia e scienza. Che si scambia appigli con altre discipline e non ha problemi a lasciare il recinto della biologia per cercare sponde. Per esempio lo studio dei toponimi dimostra che, come c'è altra frequenza di R1 in zone anche relativamente distanti d'Italia, allo stesso modo queste hanno località dal nome simile. Un esempio è il suono (spesso desinenza) ASCO (e affini).

La presentazione dei dati dell'indagine prosegue ora negli altri Comuni che hanno dato un po' di sangue alla scienza. In particolare a una scienza che, fuori di ogni retorica, ci ricorda quanto siano naturali e importanti le migrazioni, quanto sia importante essere diversi e diversificarsi e come, in ogni caso, veniamo da un Adamo e da una Eva comuni, al di là della veste più o meno religiosa che si voglia dare ai nostri primissimi antenati africani. Cambia poco. (N.R., 25 luglio)

È GRATIS! Compila il form per ricevere via e-mail la nostra rassegna stampa.

Gazzetta della Spezia & Provincia non riceve finanziamenti pubblici, aiutaci a migliorare il nostro servizio con una piccola donazione. GRAZIE

Autore
Vota questo articolo
(0 Voti)

Ultimi da Redazione Gazzetta della Spezia

Palmaria Covid free?

Sabato, 11 Luglio 2020 20:54 cronaca-porto-venere
Pazza estate 2020: nel litorale spezzino il Covid viene vissuto senza una linea di buonsenso condiviso. Leggi tutto
Redazione Gazzetta della Spezia
La zona della Castellana e Muzzerone oramai è infestata dai cinghiali di taglia grossa, e gli abitanti hanno pure paura di uscire alla sera. Leggi tutto
Redazione Gazzetta della Spezia

Continua lettura nella stessa categoria:

Lascia un commento

Informiamo che in questo sito sono utilizzati "cookies di sessione" necessari per ottimizzare la navigazione, ma anche "cookies di analisi" per elaborare statistiche e "cookies di terze parti".Puoi avere maggiori dettagli e bloccare l’uso di tutti o solo di alcuni cookies, visionando l'informativa estesa. Se invece prosegui con la navigazione sul presente sito, è implicito che esprimi il consenso all’uso dei suddetti cookies. Leggi informativa