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Il Salò di Pasolini Integrale in esclusiva al Nuovo In evidenza

Il 2 novembre sarà proiettato in 40 sale cinematografiche in tutta Italia l'indiscusso e controverso capolavoro di Pier Paolo Pasolini "Salò o le 120 giornate di Sodoma" in versione restaurata e integrale. In Provincia di La Spezia sarà possibile vederlo alle ore 17 ( con replica il 9 e 10 novembre) al Nuovo di via Colombo Il restauro è stato effettuato dalla Cineteca di Bologna e CSC - Un film che vale la pena di vedere almeno una volta nella vita: brutale, ai limiti della sopportazione umana, Salò è una vera e propria metafora dell'anarchia del potere, o meglio di ciò che il potere fa ai corpi. Girato nel 1975, liberamente ispirato al capolavoro del marchese De Sade, la vicenda è ambientata nel 1944, nella repubblica nazifascista di Salò. Qui, quattro signori che rappresentano quattro poteri (Eccellenza, Presidente, Monsignore e Duca), in un'escalation di sesso e violenza che è per lo spettatore un salutare pugno nello stomaco, danno sfogo alle loro perversioni su otto ragazzi e nove ragazze (un ragazzo viene ucciso subito perché tenta di fuggire), aiutati ed eccitati in questo dai racconti di tre narratrici ex prostitute che hanno il compito di aizzare le loro fantasie perverse. A presidiare la villa, i repubblichini collaborazionisti, i servi e una pianista. Suddiviso alla maniera dantesca, lo spettatore si troverà dapprima nell'antinferno, poi nel "girone delle manie", nel "girone della merda" e infine nel "girone del sangue". A rendere il film un capolavoro assoluto della storia del cinema, è il suo essere stesso scandaloso e, come dice uno dei signori all'inizio del film al momento della firma del regolamento: "Tutto è buono quando è eccessivo". La splendida fotografia di Tonino Delli Colli, la recitazione forbita, le citazioni colte e i magnifici costumi che producono nello spettatore un effetto straniante. Grazie a questa tecnica, infatti, lo spettatore non resta coinvolto nel "dolore" delle vittime che, invece, non sono caratterizzate come degli esseri umani dotati di pensiero e favella, piuttosto il regista ce le mostra come corpi in cui il sesso, a differenza dei precedenti lavori di Pasolini, diventa una metafora di morte. Resta un film duro, urticante, sicuramente crudele, mai scontato e necessario per comprendere fino in fondo la poetica del regista.

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