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"Uncut", una mostra sulle donne che lottano contro le mutilazioni genitali femminili In evidenza

Una pratica tribale subita da oltre 200milioni di donne in diverse parti del mondo. A Spazio 32 gli scatti di denuncia e opposizione di Simona Ghizzoni.

Proseguono a Spazio 32 – biblioteca e centro culturale della Fondazione Carispezia – le iniziative dedicate alla fotografia di attualità, con la mostra “Uncut” di Simona Ghizzoni, che sarà inaugurata venerdì 4 maggio (ore 18.00) alla presenza della fotografa.

 

35 immagini in bianco e nero e a colori e un video che indagano in profondità il tema delle mutilazioni genitali femminili in tre Paesi africani – Somaliland, Kenya ed Etiopia – dove le donne si sono coalizzate per dire basta a una pratica crudele e pericolosa che, secondo i dati Unicef, colpisce 200 milioni di donne e adolescenti di età compresa fra i 15 e i 49 anni in tutto il mondo.

“Uncut”, afferma Simona Ghizzoni, “è un viaggio duro, a tratti straziante, difficile da raccontare. Ma non è una storia di vittime, al contrario, è la storia di donne rivoluzionarie che stanno combattendo per i diritti delle generazioni future”.

Il problema, molto presente in alcuni Paesi in via di sviluppo (in Somalia, ad esempio, si sfiora il 100% delle donne), riguarda anche l’Europa: uno studio dell’Università Bicocca stima la presenza di circa 550mila immigrate di prima generazione sul territorio dell’UE che hanno subito mutilazioni genitali femminili.

In Italia, secondo stime aggiornate al 2016, si attesta tra le 46mila e le 57mila unità il numero delle maggiorenni che sono state sottoposte alla pratica. Ma sono 200 milioni le donne nel mondo (di cui 44 milioni hanno meno di 15 anni) che subiscono una “cerimonia” diffusa in almeno 30 stati soprattutto africani, dove il fenomeno è radicato in tradizioni tribali millenarie legate a concetti di purificazione e passaggio all’età adulta per poter essere date in sposa (permettendo ai genitori di incassare la dote).

Un’usanza che dà luogo a infezioni, dolori e talvolta persino alla morte delle vittime, praticata senza anestetici, usando aghi di rovo e lamette da barba. Nei casi più estremi coincide con l’infibulazione – la rimozione totale dei genitali esterni – per mano delle “tagliatrici”: donne del villaggio incaricate di portare a termine il rito, talmente insito nella cultura locale da non riuscire a concepire la possibilità di abolirlo.

Eppure, da oltre quarant’anni, ci sono donne africane che combattono per riappropriarsi del loro corpo e della loro femminilità: è alla loro lotta che è dedicato il progetto “Uncut”, che rinuncia volutamente al terrificante repertorio di immagini di violenza e sofferenza per soffermarsi sulle loro voci e sul loro coraggio.

C’è Sadia Abdi, in Somaliland, che dopo aver sottratto la sorella minore all’infibulazione, ha fondato 53 gruppi di donne in tutto il Paese per chiedere una legge contro le mutilazioni genitali. Ci sono Faith Mpoke e Lucy Itore in Kenya, due caparbie Masai che salvano le bambine dal “taglio” mandandole a scuola. E le madri affidatarie di West Pokot, in un’altra area del Kenya, che accolgono nelle loro capanne le ragazze in fuga dal rito di sangue. Mentre in una valle isolata e rovente dell’Etiopia del Sud, Fatma e Talaado insegnano agli uomini che mogli e figlie, se rispettate nella loro femminilità, porteranno salute e benessere all’intera comunità.

Una storia corale che restituisce testimonianze di dolore, di coraggiose battaglie per i diritti femminili e, in molti casi, di successo ed emancipazione, raccontate attraverso gli scatti di Simona Ghizzoni visibili a Spazio 32 fino al 23 giugno 2018.


Simona Ghizzoni è nata a Reggio Emilia nel 1977. Dopo aver ottenuto un master in Storia della Fotografia, dal 2005 si dedica a progetti a lungo termine sulla condizione della donna. In contemporanea porta avanti un lavoro di ricerca personale dal titolo Rayuela. Tra il 2006 e il 2010 lavora a un progetto a lungo termine intitolato Odd Days, incentrato sui disturbi alimentari femminili e con un’immagine tratta da questa serie si aggiudica il terzo posto al World Press Photo 2008. Nel 2010 le viene commissionato un servizio sulle profughe irachene in Giordania, dove produce il suo primo documentario breve Lie in Wait. Afterdark, la sua ultima produzione, affronta le conseguenze che la guerra ha sulla psiche femminile in Giordania, Cisgiordania, nella striscia di Gaza e nel Sahara Occidentale. Nel 2013 dirige il suo primo documentario sulle donne vittime delle sparizioni forzate nei territori Saharawi, Just to Let you know that I’m Alive. Con il suo lavoro sulla condizione delle donne vittime dell’operazione Cast Lead nella striscia di Gaza (2010-2013) ottiene il terzo posto nella sezione Contemporary Issues del World Press Photo 2012.Ghizzoni è rappresentata da MAPS / www.mapsimages.com e socia fondatrice di ZONA.

La mostra “Uncut” è tratta dall’omonimo progetto ideato dalla giornalista Emanuela Zuccalà - che comprende un webdoc disponibile sul sito www.uncutproject.org e un documentario che sarà proiettato durante l’inaugurazione a Spazio 32 - realizzato grazie all’“Innovation in development Reporting Grant Program” dello European Journalism Centre e alla Bill & Melinda Gates Foundation, in collaborazione con ActionAid e Zona.


Emanuela Zuccalà
è una giornalista freelance, scrittrice e regista specializzata in diritti delle donne. I suoi lavori sono pubblicati, tra gli altri, da El País, Worldcrunch, Mail&Guardian, D-Repubblica. Ha vinto numerosi premi giornalistici italiani e internazionali, tra cui il For Diversity-Against Discrimination Award della Commissione Europea (2007) e il Press Freedom Award di Reporters Sans Frontières (2012). Nel 2016 ha ideato “Uncut”, un progetto giornalistico multimediale sulle mutilazioni genitali femminili, pubblicato in 7 Paesi tra Europa e Africa e vincitore di 15 premi giornalistici e cinematografici. Fra i suoi libri: Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre, una delle ultime testimoni della Shoah (Paoline, 2013), Donne che vorresti conoscere (Infinito, 2014) e Giardino Atomico, un reportage-inchiesta sugli effetti sociali del disastro di Chernobyl (Infinito, 2017)


“Uncut”
è un progetto a cura di Zona (www.zona.org). Zona è un luogo sensibile ai nuovi linguaggi della fotografia, del video, del giornalismo e alla condivisione tra professionisti. Fondata sui valori dell’etica e della conoscenza, Zona è aperta non solo alla documentazione fotografica e audiovisiva tradizionale, ma anche a contributi che arrivano dalla ricerca e dallo studio di materiali fotografici storici e poco conosciuti, cosi come a linguaggi creativi sperimentali.

L’iniziativa si inserisce nel percorso dedicato alla fotografia di attualità inaugurato nel 2015 a Spazio 32 con la mostra “Battle to Death” del fotografo premio World Press photo Fabio Bucciarelli, che racconta il dramma della guerra in Siria, e proseguito con “Facts on the Ground”, l’esposizione delle fotografie che indagano il difficile rapporto fra Israele e Palestina di un altro Premio World Press, Pietro Masturzo, allestita da novembre 2017 a gennaio 2018.

Per maggiori informazioni sulla mostra “Uncut” e su tutte le attività di Spazio 32 è possibile visitare il nuovo sito, la pagina web aggiornata che raccoglie notizie, immagini e scatti delle iniziative passate e presenti di Spazio 32 in un vero e proprio archivio digitale dedicato al fumetto, all’illustrazione e alla fotografia, attraverso il quale è possibile anche iscriversi alla Newsletter per ricevere comunicazioni via e-mail sulle attività di Spazio 32.

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Tel.  +39 0187.77231
Fax +39 0187.772330
Email: segreteria@fondazionecarispezia.it

www.fondazionecarispezia.it

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