Porto della Spezia, per il segno più si aspetta luglio e si spera in agosto per rivedere le crociere In evidenza

di Elena Voltolini - Il punto con il Segretario Generale dell'AP Di Sarcina. Ad aprile e maggio calo di import ed export intorno al 40%.

Martedì, 16 Giugno 2020 15:58

Se a marzo il calo dei traffici portuali spezzini si era attestato intorno al 25%, peggio sono andate le cose ad aprile e maggio, in pieno lockdown ed inizio fase 2, ed anche per giugno non ci si aspetta un quadro molto migliore.

“A marzo la situazione è stata complicata – spiega il Segretario Generale dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale Francesco di Sarcina – sia nei numeri, che hanno fatto registrare un calo di circa un quarto dell'import e dell'export, sia nella gestione del lavoro da parte degli operatori del porto, con difficoltà a reperire i dispositivi di protezione individuale e un sistema di lavoro da ristutturare per rispettare le norme anti-Covid. Se su quest'ultimo fronte ad aprile e maggio la situazione si è normalizzata, con sistemi di lavoro ormai rodati e mascherine reperibili senza particolari problemi, sul fronte dei numeri, invece, la situazione è stata ancora peggiore. Il calo dei traffici è stato del 35-40%. Ovviamente il lockdown ha ridotto quasi a zero la domanda e l'offerta, a parte gli alimentari, i farmaci e qualche altro settore”.

E' stato toccato il fondo e si comincia a risalire?
“Sì, ma ci vorrà tempo: la ripresa del traffici portuali richiede settimane. I segnali dell'inversione di tendenza ci sono: con la riapertura progressiva di aziende e negozi sono ripartiti gli ordini. La lista delle navi ferme ai porti di origine perchè non avevano sufficienti contenitori da trasportare è cristallizzata e man mano staccheranno gli ormeggi, ma ci vorrà tempo per vedere i risultati”.

Un caso pratico è utile per capire: “Prendiamo ad esempio una azienda italiana che produce scaffali in acciaio. Ipotizziamo che ordini l'acciaio dalla Cina: solo per la navigazone e la consegna ci vuole quasi un mese, poi lo scaffale viene prodotto e deve essere venduto. Per alimentare l'export e i traffici portuali ci vuole domanda dall'estero, quindi la ripresa su questo fronte non dipende solo dal nostro Paese.
Non basta lo sblocco nazionale, per fare ripartire i traffici e l'economia dipendiamo anche da quello che succede all'estero, nel resto dell'Europa e del Mondo”.

“Per questo – afferma Di Sarcina – parlavo di segnali di ripresa che ci sono, ma di numeri che hanno bisogno di tempo per essere invertiti. Sicuramente ci aspettiamo un calo anche a giugno, speriamo in luglio, invece, di avere il segno più”.

Se per le merci, quindi, la rotta sembra invertita, più complessa è la situazione per quello che riguarda il traffico passeggeri, ovvero le crociere: "E' ancora tutto fermo, ci sono dei segnali che ci fanno pensare che almeno alcune compagnie riprendano ad agosto, ma non abbiamo nessuna conferma in tal senso. Nulla ci è stato ancora comunicato in merito ad approdi o scali di navi da crociera alla Spezia e a Carrara".

Il porto, comunque, sta progressivamente aumentando il suo lavoro e, salvo la fase iniziale dell'emergenza, durante la quale c'era stato anche un giorno di sciopero, non ci sono stati particolari problemi o controversie.
“La strada del confronto e dell'interlocuzione con tutti i soggetti coinvolti ha pagato – afferma soddisfatto Di Sarcina – La nostra, inoltre, è stata una delle poche Autorità di Sistema Portuale italiane che ha scelto di non emanare nessuna regolamentazione. Abbiamo infatti ritenuto sufficienti i decreti governativi. Non serviva aggiungere altro, anche perchè il rischio sarebbe stato quello di creare ulteriore confusione. Inoltre il terminalista o la ditta appaltatrice o chiunque entri in porto per lavorare è responsabile della sicurezza dei suoi operatori".

Il lavoro dell'Autorità di Sistema Portuale non si è mai fermato, così come quello del porto, anche se il Coronavirus ha imposto la chiusura degli ufici e lo smart working, che continua tuttora, non senza rammarico da parte del Segretario.

“Prosegue lo smart working – conferma Di Sarcina e aggunge – purtroppo. Personalmente ritengo che lo Stato debba essere il primo a lavorare. Io vorrei il lavoro in presenza, ma ci sono direttive da rispettare. Stiamo comunque cercando di massimizzare la presenza negli uffici, ovviamente nel pieno rispetto della sicurezza. Si fanno turni di lavoro, in modo tale che i dipendenti siano da soli nella stanza e le comunicazioni tra uffici avvengono via mail o telefono. Inoltre questa settimana, su base volontaria, i dipendenti potranno effettuare il test sierologico”.

segnali che compagnie riprendano da agosto

 

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