Nel 2020 il Pil spezzino a -10,1%: nel caso peggiore a rischio 2.900 posti di lavoro In evidenza

di Gabriele Cocchi – Ecco i numeri della ricerca condotta da “The European House – Ambrosetti”. I punti di forza del territorio sono tanti, la chiave sta nel riuscire a rilanciarli.

Mercoledì, 02 Settembre 2020 17:03

Una contrazione del Prodotto interno lordo provinciale del 10,1% nel 2020, comunque migliore del -10,8% atteso a livello nazionale e del -10,6% a livello regionale.

Nel caso in cui si verificasse un peggioramento della pandemia da Covid-19, il Pil della provincia della Spezia potrebbe calare addirittura fino al 13,4%. Si tratterebbe dello scenario peggiore, che metterebbe a rischio circa 2.900 posti di lavoro: senza interventi sostanziali ci vorrebbero 6 anni per tornare ai livelli pre-emergenza.

Sono i dati che emergono dallo studio “Città della Spezia: impatti dell’emergenza Covid-19 e traiettorie per uno sviluppo sostenibile di medio-lungo termine”, realizzato dalla società di consulenza “The European House – Ambrosetti” con il contributo di Promostudi. Sono numeri che fanno tremare i polsi, ma allo stesso tempo la ricerca, presentata ieri al Teatro Civico e realizzata da un comitato composto da Comune, Promostudi e The European House, lascia ben sperare sulle capacità di rilancio del nostro territorio, che ruotano attorno ai settori chiave dell’economia spezzina: turismo, portualità e logistica, commercio, meccanica, nautica ed edilizia.

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La lente d’ingrandimento di “The European House – Ambrosetti” ha messo in luce alcuni punti di forza della città, insieme agli impatti attesi a causa della crisi legata al coronavirus. Al contrario del pensiero comune, ad esempio, la nostra città risulta il primo capoluogo ligure per crescita demografica dal 2012 e l’unico che conosce dinamiche di popolamento. Il trend di invecchiamento della popolazione, inoltre, pur risultando peggiore rispetto alla media nazionale è meno accentuato rispetto a quello regionale.

Sul fronte imprenditoriale, dal 2010 ad oggi la capacità di crescita del fatturato delle imprese spezzine è stata nettamente superiore a quella delle altre province liguri, tanto che nell'ultimo decennio le aziende spezzine hanno raddoppiato gli investimenti, mentre tutto il resto della regione li ha all’incirca dimezzati. Un territorio, quindi, che a livello regionale sta correndo più degli altri, come emerge dall’analisi che The European House ha condotto su quasi 5 mila bilanci di aziende spezzine.

“È una riflessione importante per la nostra città, che porta con sé due significati – ha sottolineato il sindaco Pierluigi Peracchini – Da una parte la volontà di guardare avanti nonostante la crisi, dall’altra quella di farlo individuando gli strumenti giusti su cui puntare. Ecco perché durante la fase critica dell'emergenza è nata l’idea di condurre questa ricerca”.

“Abbiamo incontrato tutti gli attori dell’economia locale appena ci è stato possibile farlo – ha aggiunto il vicesindaco Genziana Giacomelli – Da questi incontri è emersa una certa preoccupazione sul futuro del nostro territorio. Quella di oggi è un’occasione per tentare di dare alcune risposte. Siamo partiti da un’analisi legata al periodo pre-emergenza e all'impatto della crisi che si manifesterà in futuro. Ma vogliamo dare un messaggio di speranza puntando sugli asset strategici del nostro territorio come l’economia del mare”.

Il presidente di Promostudi Ugo Salerno ha sottolineato come la fondazione per la promozione degli studi universitari alla Spezia “ha supportato con particolare entusiasmo questo studio, perché Promostudi è un pezzo della città. Questa ricerca è fondamentale anche per la nostra organizzazione, perché ci permette di strutturare dei corsi che siano di particolare interesse per il nostro territorio e per quelli vicini”.

Se La Spezia può contare su alcune caratteristiche del suo tessuto economico uniche a livello regionale e nazionale, i punti di debolezza però non mancano, e preoccupano non poco. L’emergenza ha infatti causato un peggioramento del saldo delle imprese spezzine, che per di più hanno una dimensione inferiore rispetto a quelle delle altre province liguri, con dinamiche accelerate rispetto ai territori vicini.

Il nodo degli investimenti infrastrutturali ancora al palo, come la variante Aurelia e la Pontremolese, non migliora di certo il quadro. Ad “attenuare” lo scenario è il numero di casi di Covid-19, che posizionano la provincia spezzina al 40esimo posto in Italia e all’ultimo in Liguria, anche se i numeri in aumento degli ultimi giorni segnalano una preoccupante inversione di tendenza.

Per riassumere: lo Spezzino ha tutte le carte in regola per dimostrarsi un territorio più resiliente rispetto alle altre province liguri e a tante parti dello Stivale, la chiave sta tutta nel riuscire a rilanciare i suoi settori chiave.

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