Prezzi di mangime e cereali per animali alle stelle, aziende agricole a rischio

L'allarme di Coldiretti: "Ogni anno in Val di Vara il fabbisogno animale supera le 500 tonnellate di razioni alimentari".

Giovedì, 27 Maggio 2021 09:45

“L’emergenza Covid ha innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle”.

È l’allarme lanciato da Coldiretti La Spezia che sottolinea come in Val di Vara, dove è concentrata la zootecnia locale, ogni anno il fabbisogno animale supera le 500 tonnellate di mangime e cereali in genere. Le quotazioni dei principali elementi della dieta degli animali sono schizzati su massimi storici, con il mais che registra il maggior incremento del decennio, mentre la soia ha raggiunto il picco da quasi sette anni secondo l’analisi della Coldiretti per i contratti future nei listini del Chicago Bord of Trade (CBOT), il punto di riferimento internazionale per il mercato future delle materie prime agricole.

Una situazione insostenibile con il rischio di non riuscire a garantire razioni adeguate agli animali, soprattutto di fronte ad alcune proposte di riduzione dei prezzi riconosciuti alla stalla per il latte che mettono in pericolo la sopravvivenza della Fattoria Italia.

"Com’è noto, in Val di Vara – specifica la Coldiretti spezzina – la quasi totalità delle imprese agricole conduce la propria azienda con metodo biologico, il che significa, già di per sé, sostenere costi di produzione più elevati; pertanto un aumento generalizzato e fuori controllo dei prezzi relativi all’alimentazione animale, soprattutto nel Bio Distretto in cui operiamo, non solo ci costringe a lavorare sotto i costi di produzione ma mette a rischio la continuità aziendale".

“In gioco c’è il futuro dell’allevamento italiano – commentano il presidente di Coldiretti La Spezia Sara Baccelli e il direttore Francesco Goffredo – in una situazione in cui con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per conquistare l’autosufficienza produttiva nei settori strategici per garantire l’alimentazione della popolazione. Nell’immediato bisogna garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle con la responsabilità dell’intera filiera per non perdere capacità produttiva in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitario per i prodotti zootecnici, ma c’è anche bisogno – concludono Baccelli e Goffredo – di un piano di potenziamento e di stoccaggio per le principali commodities, dalla soia al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività al Paese rispetto ai concorrenti stranieri".

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