Dal nonno spezzino del filobus alle auto elettriche In evidenza

di Christian Chiappini

LA SPEZIA – Con i prezzi della benzina attualmente alle stelle e il persistente problema dell'inquinamento, da più parti si guarda con rinnovato interesse alla possibilità di alimentare i mezzi di trasporto con sistemi alternativi al carburante tradizionale.

Giovedì, 09 Agosto 2012 00:00

Da anni si parla di lanciare su larga scala l'utilizzo del motore elettrico, finora con scarsi risultati a causa di impedimenti di carattere tecnologico (a parte l'ostruzionismo delle compagnie petrolifere ovviamente). È qualcosa che anche nell'immaginario collettivo viene percepito come una conquista realizzabile solo nel futuro, quando tecnologie avveniristiche permetteranno di disporre di batterie a lunga durata.

Eppure, più di cent'anni fa, proprio a Spezia venne tentato un esperimento davvero rivoluzionario per l'epoca.

Immaginiamoci quindi lo stupore e la curiosità dei nostri bisnonni, abituati a carrozzelle trainate da cavalli, quando il 10 febbraio del 1906 videro comparire sulle strade del golfo un omnibus a trazione elettrica. Già, proprio così. Altro che fenomeno moderno! Pensate che era munito di un trolley in grado di trasferire la corrente da un filo aereo al motore. In pratica era l'antenato del filobus che gli spezzini poterono vedere circolare solo mezzo secolo dopo.

Quel filobus purtroppo non ebbe vita lunga. Collegò per alcuni giorni via Chiodo al Fezzano, coprendo la distanza in mezz'ora al costo di 40 centesimi (23 per Marola, 30 per Cadimare), poi scomparve. Ciò perché gli inconvenienti che causavano erano seri, e per di più i passeggeri prendevano facilmente la scossa.

Perciò i dirigenti dell'azienda tramviaria decisero di tornare ai più affidabili tramway, da quattro anni già in servizio in città.

Intanto, mentre a Spezia si stava tentando questo esperimento, soprattutto in Francia e Gran Bretagna si stavano diffondendo con successo i veicoli elettrici. Infatti la BVE (auto elettrica a batteria) fu tra i primi tipi di automobile ad essere inventata, sperimentata e commercializzata. Si hanno notizie della costruzione di una carrozza elettrica addirittura negli anni '40 dell'800 a opera di un imprenditore scozzese. Nel 1835, in Olanda, venne progettata e costruita una piccola auto elettrica. Del resto in quegli anni si trattava di una tecnologia consolidata e ampiamente utilizzata in campo industriale.

Va detto che anche allora si dibatteva sulla miglior tipologia di trazione, con sostenitori del motore a scoppio e quelli che ritenevano migliori la trazione elettrica o a vapore.

Verso la fine del XIX secolo, allo scopo di mettere alla prova le varie tecnologie, vennero indette numerose manifestazioni velocistiche su strada, dove veniva misurata la velocità delle vetture sul chilometro lanciato.

Durante una di queste manifestazioni, nel 1899, a bordo de "La Jamais Contente", una vettura a trazione elettrica a forma di "razzo", il pilota belga Camille Jenatzy percorse il chilometro alla velocità di 105,88 Km/h, stabilendo un record di velocità.

A produrre le BVE del corso dei primi anni del '900 furono sopratutti le ditte Anthony Electric, Baker Electric e Detroit electricer, e per un certo periodo di tempo vendettero più dei veicoli a benzina. Avevano però dei limiti tecnologici legati alle batterie e al controllo di esse, la velocità era limitata a circa 32 km/h. Per questi motivi venivano vendute soprattutto ai conducenti donne e medici che desideravano un mezzo affidabile, pulito e poco rumoroso, per il quale non occorreva la messa in moto a mano tipica dei motori a scoppio.

Purtroppo furono proprio le limitatissime prestazioni, a lungo andare, a penalizzarne la diffusione. Negli anni '20 del secolo scorso la tecnologia era decaduta e già non se ne parlava più.

Ci sono voluti molti anni, movimenti ecologisti e crisi energetiche per far tornare quello del motore elettrico un tema di attualità.

(8 agosto 2012)

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