Studente ferito in alternanza scuola-lavoro: nessuno si tiri indietro sulla formazione In evidenza

di Gabriele Cocchi – I dati dimostrano le tante lacune dei “percorsi formativi”. I corsi di formazione nelle scuole spezzine si fanno? Qualche domanda sulle dichiarazioni di Confindustria.

Mercoledì, 11 Ottobre 2017 11:56


Giovedì scorso uno studente di 17 anni dell’istituto professionale “Capellini-Sauro” ha passato dei brutti momenti durante le ore di alternanza scuola-lavoro. In un’azienda della Spezia, come ha riportato La Nazione, si è messo a manovrare un muletto, che però si è ribaltato schiacciandogli una gamba. Morale della favola: una frattura scomposta della tibia e 40 giorni di prognosi. Il ragazzo dovrà seguire un percorso di riabilitazione: sembra che ne avrà ancora per molto.

I percorsi di alternanza scuola-lavoro sono stati introdotti nel 2015 dal governo Renzi, con la riforma della “Buona Scuola”. Ma sono diventati obbligatori per gli studenti dell’ultimo triennio solo a partire da quest’anno scolastico: 400 ore obbligatorie negli istituti tecnici e professionali e 200 nei licei.
Il caso ha risollevato i dubbi sulla reale utilità, e soprattutto sui tanti punti oscuri, di questi “percorsi formativi” (la reale capacità formativa, tanto per fare un esempio, dell’alternanza svolta al Mc Donald’s come riportato dal Fatto Quotidiano). Scatenando un florilegio di (legittime) prese di posizione politiche.
Secondo un’indagine del 29 maggio scorso dell’Unione degli studenti, che ha preso in esame 15 mila studenti liceali in 9 regioni italiane, il 57% dei ragazzi “ha partecipato a percorsi di alternanza scuola-lavoro non inerenti al proprio percorso di studi”. Più di uno su due. A proposito di percorsi formativi che, come assicura il Ministero dell’istruzione, dovrebbero permettere agli studenti di “misurare tutto ciò che si è imparato”.
Sempre il 57% degli studenti, stando alla ricerca, avrebbe messo da parte lo studio delle materie scolastiche in favore delle ore svolte in alternanza.
Inoltre il 38% dei ragazzi interrogati si sarebbe sobbarcato delle spese per partecipare alle ore in azienda. "In Sardegna o nel Molise – si legge ancora nel rapporto dell’Uds – per mancanza di un tessuto produttivo sul territorio in grado di sopperire alla mole di studenti, le scuole si sono trovate costrette a far spostare gli alunni dalla Regione chiedendo a questi ultimi di sopperire alle spese per lo spostamento con somme che hanno raggiunto i 300-400 euro". A proposito di “percorsi formativi” che non dovrebbero costare un euro alle famiglie e ai loro figli, visto che questi ultimi di euro non ne guadagnano nemmeno uno.
L’87% dei ragazzi, infine, sempre in base all’inchiesta, avrebbe svolto mansioni già decise a tavolino per loro, senza che loro fossero prima chiamati in causa. A proposito di percorsi che dovrebbero “orientare le aspirazioni degli studenti”, come afferma ancora il Ministero dell’istruzione.
"Al Pacinotti di Taranto – spiega infine l’Uds – le studentesse e gli studenti hanno portato avanti il proprio percorso di alternanza scuola-lavoro all'Ilva, industria siderurgica famosa sul territorio per le gravi responsabilità di inquinamento ambientale".

In questo contesto, ieri Confindustria La Spezia ha replicato alle polemiche sull’incidente accaduto allo studente spezzino. Incurante, naturalmente, di tutti i dati riportati sopra, ha scritto in un comunicato che quelli dell’alternanza sono “progetti che garantiscono percorsi formativi di qualità finalizzati all’acquisizione di competenze tecniche e trasversali fondamentali per tutti i giovani studenti (...) ciò al fine di creare skill professionali utili al settore manifatturiero locale e non solo”.
Sul merito dell’incidente e del muletto ribaltatosi su una gamba del ragazzo, invece, Confindustria sostiene che “tali percorsi formativi, svolgendosi in ambiti produttivi, devono indurre anche gli allievi ad un rigoroso rispetto delle norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro (...) Le aziende nei percorsi formativi forniscono adeguata formazione sulla sicurezza facendo così comprendere ai giovani ospitati quanto sia determinante, nello svolgimento dell’attività professionale, il rispetto delle regole”.
Il senso implicito, quindi, è che quello studente spezzino (minorenne, ricordiamolo) doveva stare più attento, rispettare le regole, senza farsi venire la malsana idea di portare a spasso il muletto senza permesso e senza apparente ragione.
All’associazione degli industriali, però, non è venuto in mente che forse (forse) il ragazzo non avrebbe nemmeno dovuto avere la possibilità di mettersi alla guida del mezzo passando inosservato, senza che nessuno glielo impedisse. Con un esito potenzialmente ben più tragico di una frattura scomposta.
Tanto che l’episodio fa sorgere un legittimo interrogativo: nelle scuole spezzine vengono svolti i corsi di formazione generale per gli studenti, obbligatori nella prospettiva dell’alternanza? E le aziende svolgono quelli di formazione specifica?
Altrimenti conviene davvero fare l’alternanza scuola-lavoro al McDonald’s. Lì non ci sono muletti a rischio ribaltamento. E la retribuzione non cambia: sempre zero euro tondi tondi. Ma vuoi mettere le “skill”...

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