Porto, città e nazione: quale rapporto? (videointerviste) In evidenza

di Gianluca Solinas e Elena Voltolini - Se una parte del gettito generato dal porto restasse alla città? Se ne è discusso nel corso del convegno "Il Porto della Spezia e la sua autonomia".

Giovedì, 14 Dicembre 2017 22:16

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Una maggiore autonomia potrebbe portare investimenti sul territorio, e quindi ulteriore crescita, ed essere quasi una sorta di “risarcimento” per i disagi causati alla città dalla stessa presenza del porto.
Questo in estrema sintesi quanto emerso dal convegno “Il Porto della Spezia e la sua autonomia” che si è tenuto giovedì 14 dicembre nella sala Marmori della sede spezzina dellla Camera di Commercio Riviere di Liguria.
Il convegno, oltre a fare un excursus sul mondo della portualità alla Spezia, ha declinato guardando a quest'ambito lo stesso tema che ieri, in un convegno organizzato a Sarzana, era stato affrontato parlando di sanità: la richiesta di una maggiore autonomia regionale.

“La Lega Nord- ha spiegato Stefania Pucciarelli, Consigliera regionale del Carroccio, tra gli organizzatori dei due incontri – ha presentato in Regione una proposta di legge, nel settembre scorso, per la possibilità di indire un referendum su una maggiore autonomia della Regione, un po' come accaduto in Veneto e Lombardia. Ieri abbiamo parlato di sanità, oggi guardiamo al porto, in quanto questo rappresenta una parte predominante dell'economia della città. Sono quasi 900 i milioni di euro di IVA che arrivano dal porto spezzino e solo una piccolissima parte oggi torna alla città”.

 

Una maggiore autonomia a livello fiscale, invece, permetterebbe di avere a disposizione una cifra molto maggiore, un “bottino” piuttosto ingente che, sostiene Stefania Pucciarelli, “potrebbe essere impiegato per creare infrastruttre e nuova occupazione”.

Due aspetti che interessano da vicino la Camera di Commercio, naturale attore per gli investimenti sul territorio, con le moltissime imprese che vi fanno riferimento.

"Dobbiamo operare in termini di regia nazionale perché un porto fa riferimento a Infrastrutture e anche a necessità strategico operative di un paese intero, ma è anche altrettanto evidente che se un territorio porta un valore aggiunto enorme, come fa La Spezia con il suo porto, e ne paga anche il prezzo, è giusto che questo territorio venga innovato costantemente nelle strutture e nei sistemi operativi. Io credo che oggi il vero passaggio sia quello di integrare il nazionale con il territoriale, ma in veri termini operativi, non semplicemente politici", afferma Stefano Senese, Segretario Generale della Camera di Commercio Riviere di Liguria.

"Se noi - prosegue Senese - dei circa 1,5 o 2 miliardi che vanno allo Stato tra IVA e accise dal porto della Spezia, ne investissimo anche solo il 10% sul territorio avremmo circa 200 milioni a disposizione. Soldi che si investono e si avrebbe quindi un ritorno economico".

Stesso concetto ribadito dall'assessore regionale Edoardo Rixi: "Dovremmo riuscire a mantenere sul territorio delle risorse, come fanno i porti del nord. È una rivendicazione che come regione stiamo portando avanti”.

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