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Fondazione Carispezia, il Ministero stoppa Corradino: Ceroni in pole per sostituire Melley In evidenza

di Gabriele Cocchi – Colpo di scena in via Chiodo: il Mef certifica l’illegittimità della transizione dell’avvocato. Accordo su Claudia Ceroni.

Martedì, 09 Aprile 2019 11:17

È stata una lettera del ministero dell’Economia a bloccare il passaggio, di cui si parla da mesi, del presidente di Carispezia Andrea Corradino al ruolo di presidente della fondazione della banca.

Una nota circostanziata, infarcita dei necessari riferimenti tecnici, recapitata al vicepresidente e al consiglio d’indirizzo di Fondazione Carispezia nei giorni scorsi, che mette nero su bianco l’impraticabilità, in base a un articolo dello statuto della stessa Fondazione, della transizione del noto avvocato spezzino dalla banca conferitaria alla relativa fondazione.

Non finiscono i colpi di scena nella nuova stagione della Fondazione ormai alle porte, con la conclusione del mandato del presidente Matteo Melley, al timone dal 2001.

Lo stop a Corradino aprirebbe le porte della Fondazione alla notaia spezzina Claudia Ceroni, su cui si sarebbe già trovato un accordo per il dopo-Melley. Sarebbe infatti quello di Ceroni, attuale membro del consiglio d’indirizzo, il nome in procinto di ricoprire il ruolo di nuovo presidente.

55 anni e una laurea in giurisprudenza, nell'aprile 2017 Ceroni era tra i firmatari di un appello pubblico a sostegno della candidatura a sindaco di Guido Melley, fratello di Matteo, presidente uscente di Fondazione.

Il ministero dell’Economia, che per legge vigila sulle fondazioni bancarie verificando anche l’applicazione degli statuti, ha messo in guardia l’ente di via Chiodo, confermando nella sostanza il parere che alcuni esponenti del centrodestra spezzino avevano recentemente commissionato all’avvocato Giuseppe Toscano, di cui Gazzetta della Spezia aveva dato notizia in solitudine.

Lo stop a Corradino ruota attorno ai paletti imposti dal comma 3 dell’articolo 32 dello statuto di Fondazione: “Chiunque abbia ricoperto la carica di componente degli organi della Società bancaria conferitaria non può assumere cariche negli organi della Fondazione prima che siano trascorsi almeno 12 mesi dalla cessazione dell’incarico”, si legge nello statuto. Corradino, quindi, essendo presidente di Carispezia non può transitare nella fondazione per almeno un anno dal termine del suo incarico nella banca.

L'incertezza, spazzata via dalla presa di posizione del ministero dell’Economia, in un primo momento riguardava il percorso di assorbimento di Carispezia da parte di Cariparma. Quell’articolo dello statuto si applica anche nel momento in cui Carispezia, con il subentro di Cariparma, non sarà più banca conferitaria della Fondazione, e il mandato di Corradino non cesserà quindi per naturale scadenza, ma decadrà automaticamente? Oppure l’articolo non trova applicazione perché la banca conferitaria non esisterà più?

L'avvocato Toscano, sollecitato da una parte del centrodestra che non vedeva di buon occhio la transizione di Corradino, aveva dato un parere tranchant: si applica lo statuto ed “a poco rileva che la cessazione dell’incarico avvenga per effetto dell’operazione di fusione di cui sopra, o per l’ordinaria scadenza della carica”.

Ora il Mef va nella stessa direzione, bloccando di fatto la transizione che era nell’aria da mesi.

Il prossimo passo sarà la riunione del 16 aprile in cui il consiglio d’indirizzo voterà i nuovi membri dell’organo, scegliendoli dalle terne presentate da Comuni e associazioni di categoria.

Tra questi anche il nome di Claudia Ceroni, che salvo ulteriori colpi di scena dovrebbe essere nominata presidente la settimana successiva.

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