FIM, FIOM e UILM: "Rilanciare industria spezzina e Polo Difesa"

Fim, Fiom e Uilm della Spezia, vista la persistente situazione di crisi, hanno unitariamente convocato i propri organismi direttivi e le RSU delle aziende metalmeccaniche della Provincia per ragionare sulle possibilità di invertire la rotta e ritornare a essere un territorio industrialmente competitivo.

Martedì, 24 Settembre 2013 16:21
L'occasione nasce dalla presentazione del piano di ammodernamento della flotta della Marina Militare presentato dal Capo di Stato Maggiore Ammiraglio De Giorgi e dal riconoscimento che La Spezia ha sempre avuto una vocazione industriale legata al settore della Difesa.
Inoltre, il nostro territorio in questo settore raccoglie eccellenze uniche nel panorama nazionale: Fincantieri, Oto Melara, MBDA, Selex, che rappresentano le punte di eccellenza nel loro settore e la realtà industriale più avanzata del Paese in termini di ricerca e sviluppo, con importanti ripercussioni anche sul settore civile.
Sviluppo del settore civile che può essere rilanciato riscoprendo la vocazione industriale della città; risulta chiaro che i settori commercio, porto e servizi trarrebbero importanti benefici dalla ripartenza delle attività industriali.

Ripercorrendo la storia sindacale di questa provincia ricordiamo che nel 2005 Fim, Fiom e Uilm Provinciali organizzarono un convegno a Villa Marigola sul tema di un possibile sviluppo legato al mondo dell'industria.
Se oggi esiste il distretto delle tecnologie marine e il cantiere integrato Muggiano Riva, un piccolo merito deriva anche dalle proposte che lanciammo in quell'occasione.
In continuità con quel convegno, nel quale il sindacato lanciò una serie di proposte, tra cui il riconoscimento del fatto che la nostra provincia rappresenta un vero e proprio Polo della Difesa, vogliamo riproporre delle iniziative con lo scopo del rilancio occupazionale.

Il nostro territorio da sempre sviluppa competenze e professionalità legate alla cantieristica e alla Difesa, partendo dall'Arsenale Militare, alle aziende Finmeccanica e Fincantieri, fino ad arrivare al Distretto delle tecnologie marine e all'università con la facoltà di ingegneria nautica, che ha visto il sindacato in piazza a fianco agli studenti contro chi avrebbe voluto portarla a Genova.

Per questo, abbiamo preso spunto dall'audizione in Parlamento, a giugno, del Capo di Stato maggiore della Marina Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, seguita, a luglio, da un incontro con le segreterie provinciali di CGIL, CISL e UIL e Fim, Fiom e Uilm in occasione di una visita dell'ammiraglio in Oto Melara. La flotta della marina italiana dovrà, nel prossimo decennio, dismettere 50 navi sulle 60 attualmente in servizio. Di queste almeno 20-25 dovrebbero essere sostituite. Nella sua relazione, l'ammiraglio ha evidenziato il fatto che la marina ha bisogno di un tipo di navi riconvertibili su varie esigenze. In particolare, le missioni della Marina Militare sono sempre più orientate alla protezione Civile, al pattugliamento anti-pirateria e alle missioni di pace. Per questo è necessario avere navi in grado di trasformarsi, con pochi interventi, in ospedali, in navi trasporto viveri o merci, o pattugliatori veloci.

Questo genere di nave oggi non è disponibile e su questo la marina militare sta puntando per l'approvvigionamento delle prossime navi. Come sindacato riteniamo questa necessità una importante occasione di sviluppo e di ricadute occupazionali per il nostro territorio, considerato l'obiettivo della Marina di dotarsi di tre nuove navi all'anno per almeno i prossimi dieci anni.
Per quanto riguarda la costruzione, a prescindere dalle importanti ricadute che il piano suesposto avrebbe, Fincantieri ha identificato nel cantiere integrato Muggiano-Riva il sito di produzione per le navi militari, la difesa del Cantiere passa pertanto attraverso la conferma della propria missione produttiva e la salvaguardia delle professionalità esistenti, concetti espressi dallo stesso Comandante in Capo in modo più generale, e rafforzando il ruolo sul militare con un presidio della progettazione e della direzione all'interno dei due siti produttivi.

Altro tema trattato dal dibattito riguarda l'indotto locale che spesso è strangolato nella logica degli appalti, trascurando gli aspetti fondamentali della sicurezza e delle condizioni di lavoro che vediamo costantemente ripetersi nelle aziende.
Sempre rispetto all'indotto, troppo spesso le ditte spezzine sono considerate semplici prestatrici d'opera, senza una dimensione e una struttura che permetta di differenziarsi e che quindi non potranno competere con le aziende che fanno ricorso a mano d'opera a basso costo, come quella straniera

L'assemblea odierna, approvando la relazione unitaria ha dato il via a un percorso unitario che avrà come prima iniziativa il convegno sulle tematiche del rilancio del polo della difesa, con l'ambizione di proseguire il percorso coinvolgendo a tutti i livelli il territorio.

Segr.ie Prov.li Fim – Fiom – Uilm La Spezia

(24 settembre)

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1 commento

  • Link al commento Rita Martedì, 24 Settembre 2013 17:49 inviato da Rita

    Credo che siano impazziti come lo furono nei tempi in cui le scelte ci hanno tolto il mare.Ora ricominciano?Proteggano quelle che ci sono ma altre industrie vogliono dire ancora più inquinamento.Dobbiamo riprenderci la città e farne una città dedita al turismo abbiamo visto i risultati delle industrie

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