Carro (PD): "Giusto eliminare differenze tra lavoratori, ma non al ribasso"

Intervento di Paolo Carro, ex sindacalista P.A. e Consigliere Comunale PD - Nel nostro Paese è molto forte e radicato (da ben prima di Renzi) il partito dei sostenitori della tesi secondo la quale ciò che è pubblico finisce inevitabilmente per rappresentare un peso ed un costo insostenibile, ed auspicano una progressiva diminuzione della presenza dello Stato nella società.

Venerdì, 24 Ottobre 2014 09:34
Sul fatto che la pubblica amministrazione sia da riorganizzare, che vi siano sacche di privilegio, inefficienze e sprechi, credo non vi siano molti dubbi. Penso però che per risolvere problematiche annose, per migliorarne i servizi, per avere una pubblica amministrazione dalla parte dei cittadini e delle imprese, non si possa continuare ad imboccare le solite scorciatoie dei tagli lineari, della riduzione dei servizi, dei blocchi dei contratti, fermi per altro al 2010, con il risultato di accrescere le disuguaglianze e ulteriormente ridurre il livello del nostro welfare.

Nessun arretramento è possibile, soprattutto in campi strategici per i cittadini quanto per il sistema Paese: scuola, sanità, assistenza devono restare servizi pubblici e garantiti a tutti i cittadini. Le risorse possono essere trovate, non con il blocco dei contratti o delle assunzioni, ma razionalizzando, impostando una vera lotta a corruzione, evasione fiscale e contributiva, fenomeni capaci di sottrarre alle casse dello Stato centinaia di miliardi all'anno. Dal nostro Governo mi sarei aspettato, anzi forse con una dose forse eccessiva di ottimismo ancora mi aspetto, un atteggiamento diverso, una forte azione di contrasto alla crescente disoccupazione con nuove politiche economiche con investimenti pubblici e privati, con il varo di una politica industriale ad oggi inesistente e non continuare sulla strada del contenimento dei salari, della riduzione dei diritti e degli spazi di partecipazione sui posti di lavoro.

Eliminare le differenze tra lavoratori garantiti e non, è un nobilissimo e naturalmente condivisibile intento, ma farlo al ribasso certamente no. Avvalorare l'idea che l'aumento delle tutele per i sottoccupati e la soluzione dei problemi lavorativi per i disoccupati dipenda dalla riduzione dei diritti per gli occupati, significa far passare un messaggio non vero e palesemente fuorviante.

 

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