Uffici postali in smobilitazione, i sindaci spezzini non ci stanno In evidenza

di Michele Operoso - "Poste Italiane ha manifestato la sua intenzione a voler razionalizzare e chiudere alcuni uffici postali presenti sul nostro territorio. Questa decisione rappresenta un problema serio, perché svolgono un servizio pubblico di primaria importanza, ricoprendo un ruolo sociale soprattutto per le fasce più deboli, come gli anziani, che da sempre ne usufruiscono. Su questo tema quindi siamo uniti e compatti,e intenzionati a dar battaglia". 

Venerdì, 13 Marzo 2015 18:52

Così si è espresso il vicesindaco di La Spezia, Cristiano Ruggia, che nella giornata di oggi, Venerdì 13 marzo, ha incontrato i sindaci e gli amministratori locali per discutere la disposizione di Poste Italiane, ed esprimere il loro dissenso. All'incontro erano presenti Paola Barsotti, vicesindaco di Portovenere, Giorgio Cozzani, sindaco di Follo, Mara Bertolotto, sindaco di Pignone, Paolo Ricciardi, assessore del comune di Bolano, Mario Scampelli, sindaco di Calice, e l'assessore Arianna Bonvini di Castelnuovo Magra.

 

Una politica aziendale, quella di Poste Italiane, che viene effettuata su tutto il territorio nazionale (si contano attualmente 600 razionalizzazioni e 400 chiusure), giustificandola con l'assenza di un bacino d'utenza adeguato alle prestazioni offerte.

Spiega Giorgio Cozzani: "La razionalizzazione è l'anticamera della chiusura. Era già stata avviata nel 2011 in Valdurasca e Bastremoli, e adesso vogliono estenderla anche in altre frazioni. Riteniamo che non sia necessario. Poste Italiane si configura come un servizio statale, ma sembra che per loro la questione prioritaria sia la logica del profitto".

"Negli ultimi 2 anni e mezzo la società ha fatturato due miliardi e mezzo di utili – ha spiegato Mario Scampelli – una cifra importante, che non dovrebbe indurre a diminuire i servizi quanto semmai a potenziarli. Appare evidente come il loro obiettivo sia l'incremento dei guadagni".

Il sindaco di Ameglia tiene a sottolineare come la gravità della situazione sia rappresentata dal totale rifiuto a una collaborazione, cordialmente espresso da una lettera a lui inviategli dal dott. Giuseppe Messina, Direttore della Filiale delle Poste di La Spezia. Spiega infatti Giampedrone: "Se Poste Italiane ritiene che la razionalizzazione sia inevitabile se ne può discutere, ma bisogna farlo assieme, con le amministrazioni locali. Tutti noi abbiamo soluzioni da proporre. Pur di non arrivare a questa soluzione c'è chi si offre di pagare le spese delle utenze, e chi è disposto invece a concedere in comodato d'uso dei locali pubblici. Trovo davvero inconcepibile rifiutare la disponibilità dei sindaci ad aprire un dialogo".

"L'ufficio di Fezzano chiude perché effettua 30 operazioni giornaliere – ha spiegato Paola Barsotti – ma non ci sembra una motivazione sufficiente a giustificare questi provvedimenti". Dello stesso parere Mara Bertolotto, che ha dichiarato: "Si lamentano perché gli uffici lavorano poco, dimenticando che lo spopolamento di certe zone dipende anche dall'abbandono dei servizi. Senza contare che queste chiusure porteranno probabilmente a fastidiosi disservizi nei centri postali limitrofi. Si intensificheranno le code e i disagi".

Sulla stessa riga il commento dell'assessore bolanese Paolo Ricciardi: "Credo sia mancata una vera analisi del territorio, che non fosse finalizzata esclusivamente al riscontro dei costi e dei ricavi".

Secondo Mario Scampelli, la soluzione al momento è una sola: "Considerato il rifiuto da parte dei vertici di Poste Italiane ad aprire un dialogo, siamo tutti concordi nel chiedere la sospensione delle procedure di chiusura".

Di seguito, la lettera dei sindaci:

"Le Amministrazioni Comunali della Spezia, Porto Venere, Follo, Ameglia, Varese Ligure, Bolano, Calice al Cornoviglio, Castelnuovo Magra e Pignone esprimono vivo disappunto per il paventato piano di razionalizzazione e chiusura da parte di Poste Italiane di alcune sedi.

Tale sedi  hanno da sempre rappresentano un presidio sociale, la presenza sul territorio dello Stato e un  servizio al cittadino specialmente per le fasce più deboli come gli anziani che tradizionalmente ne usufruiscono e  che da sempre  hanno versato i loro risparmi   di fatto arricchendo Poste Italiane.

Ci pare  pertanto grave il fatto che Poste Italiane non abbia nemmeno tenuto in considerazione, anche in questa occasione, lo spirito collaborativo, propositivo e costruttivo  delle Amministrazioni Comunali.

Aggiungiamo inoltre che  non si sia  tenuto in debita considerazione la vocazione  turistica dei nostri  territori  che arrivano e moltiplicano il numero delle presenze nella stagione estiva.

Siamo convinti che il piano di razionalizzazione e chiusura degli uffici postali possa tenere conto  di queste nostre considerazioni  viceversa ci riteniamo  liberi di agire di conseguenza se non si raggiungesse un auspicato percorso concordato. "

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