Fiore (PD): "Don Corsi minaccia pericolo per la cultura della comunità Santerenzina"

 

Soltanto pochi giorni fa, commentando la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla "Violenza sulle donne e Violenza domestica", il 'Min. Fornero dichiarava che "l'Italia ha già delle buone norme, qualche volta avanzate nel contesto internazionale, ma ci manca la diffusione di una cultura della differenza che vede nella donna una persona da rispettare e non un oggetto".

Giovedì, 27 Dicembre 2012 15:56
Nello stesso momento in cui lessi quelle parole fui pervaso da un sentimento misto di gioia ed amarezza.
Gioia poiché per la prima volta veniva ratificata dal mio paese una convenzione di così grande significato che tra i principali obiettivi reca la protezione delle donne verso ogni forma di violenza, l'eliminazione della discriminazione al fine di una concreta parità tra i sessi, la promozione della cooperazione internazionale e la predisposizione di politiche per la protezione e l'assistenza in favore delle vittime.
Un atto che, insieme alla recente approvazione del disegno di legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote contro la pedofilia, la pedopornografia, la violenza e lo sfruttamento sessuale dei minori costituiva uno stimolo decisivo per proseguire nell'azione di diffusione di una cultura che accetti la diversità e rifiuti ogni tipo di violenza.
Al contempo ripensavo a quelle parole del Ministro e a quel "modello culturale" che veda nella donna una persona da rispettare che in Italia fatica ad affermarsi compiutamente.
Il mio Partito da molto tempo pone concretamente al centro il tema della donna e delle pari opportunità e lo fa ben oltre la previsione di generiche quote rose che, per quanto importanti e necessarie, non sono sufficienti per quello "scatto culturale" di cui parlava il Ministro Fornero.
Lo ha fatto ad esempio, organizzando, nel Novembre scorso, un'importante conferenza nazionale sul "femminicidio".
Lo ha fatto, insieme a tanti altri partiti, movimenti e a singoli esponenti della società civile, aderendo alla campagna indetta dal Comitato " Se non ora quando" dal titolo, emblematico, "mai più complici".
Quella mobilitazione si tenne nell'aprile scorso, dopo l'omicidio di Vanessa, 20 anni, una splendida ragazza siciliana, strangolata dal fidanzato per futili motivi di gelosia.
Si trattava del 54^ caso di "Femminicidio" avvenuto in Italia fino a quel momento.
Ala fine dell'anno sarebbero stati oltre 100.
Secondo uno studio Eures ANSA le vittime di violenze da parte di mariti, fidanzati o ex ecc. nell'ultimo decennio sono state 2061, il 30,9% del totale degli omicidi avvenuti nel nostro paese. Sono numeri che fanno paura.
Per questo occorre non essere Mai più complici di questa strage.
Mai più indifferenti.
Ma Mai avrei potuto immaginare, nemmeno nel peggiore degli incubi, che potesse essere il prete della mia Comunità il primo di questi "complici".
È successo qualche giorno fa con l'affissione nella bacheca della chiesa di San Terenzo di uno volantino che, nella sostanza, sosteneva la tesi secondo cui risiederebbero nell'atteggiamento provocatorio della donna e nella sua emancipazione le ragioni delle violenze perpetrate ai propri danni.
Don Piero Corsi, riprendendo un articolo di tale Sig. Bruno Volpe (evidentemente solo di nome) sul sito pontifex.roma.it, si domanda, infatti:" le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?"
È giù una serie di sproloqui sulle donne che "provocano", "si sentono autosufficienti", "cadono nell'arroganza" e "finiscono per esasperare le tensioni esistenti".
E' colpa delle donne perché abbandonano i bimbi soli, lasciano le case sporche, propongono ai mariti piatti freddi da fast food. Se poi la famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto...spesso le responsabilità sono condivise (sostiene Don Piero)
Don Piero Corsi e' il prete salito alla ribalta della cronaca nazionale per l'esposizione delle vignette anti-islam che tanto scalpore hanno suscitato tra i suoi stessi fedeli.
Di fronte alle numerose proteste e all'attenzione dei media, le vignette furono immediatamente rimosse e pensavamo sinceramente che"equivoci" del genere non sarebbero più capitati.
Stavolta non solo si è passato il segno ma si è giunti ad un punto di non ritorno.
Credo, lo dico senza mezzi termini, che sul piano culturale Don Piero Corsi rappresenti una minaccia per la nostra Comunità che è una Comunità coesa ed inclusiva, generosa e da sempre molto sensibile al tema della donna.
Per questo interesserò del caso non soltanto il Sindaco del nostro Comune ma, soprattutto, il Vescovo della Spezia Monsignor Luigi Ernesto Paletti.
Non perché me lo imponga il ruolo politico che rivesto, ma perche' me lo impone la mia coscienza civica. Lo farò nella speranza che il Vescovo sappia dimostrare che la Chiesa ha la capacità di isolare le posizioni estreme e violente.
Esattamente ciò che la Chiesa vorrebbe, in definitiva, facesse l'Islam.

Michele Fiore
segretario Circolo PD San Terenzo
capogruppo lista Golfo dei Poeti Lerici

 

 

 

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