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Immigrazione: accogliere è un lavoro quotidiano (foto e video) In evidenza

di Doris Fresco e Alessio Boi- Fiore e Pregazzi in visita al centro di accoglienza di via Brugnato

Come parlare di qualcosa che non si conosce? Come esprimere giudizi o pretendere di avere delle risposte su questioni che non abbiamo toccato con mano? Con questo principio ieri pomeriggio, venerdì14 aprile, Giacomo Pregazzi (segretario provinciale di Sinistra Italiana) e Michele Fiore (portavoce di Possibile) hanno chiesto e ottenuto di poter visitare il centro di accoglienza di via Brugnato, gestito dalla cooperativa Ma.Ris.
I due, in realtà, conoscono e hanno espresso le loro idee sull’argomento già da tempo, ma hanno scelto di entrare nel centro per far capire alla cittadinanza che è sempre meglio “toccare con mano”.
In veste di cittadini, prima di tutto, ma anche come politici, sicuramente. “Vogliamo entrare nel vivo della questione- raccontano- e far capire alla cittadinanza che la buona politica deve essere questo: come posso discutere con chi si lamenta degli immigrati se non conosco il problema e se non posso testimoniare in prima persona che molte delle opinioni sono solo luoghi comuni?”
Nella nostra città il problema è sentito e le opinioni sono contrastanti: c’è chi vede l’immigrazione e i centri di accoglienza come problemi; chi non riconosce i disagi che spesso comportano, ma, comunque la si voglia pensare, non dovrebbe più essere solo una questione da trattare nei lontani tavoli decisionali europei o internazionali. In più di un’occasione. In sostanza, non è più tempo di chiedersi se è giusto o sbagliato accogliere, o dove, perché nel frattempo l’immigrazione accade.

Nell’incontro di ieri Michela Ricci Ceffinati e Marta Madiai, le due ragazze che si occupano della struttura, hanno anche parlato delle problematiche, concrete, che bisogna tenere presente affrontando questo argomento: “Ci sono di certo questioni difficili da gestire, soprattutto per un discorso culturale, ma questo è ovvio. Per chiunque è difficile, all’inizio, prendere confidenza con una cultura completamente diversa ed è ovvio che lo sia anche per loro: parlo di cose quotidiane, come il cibo o la necessità di gestire da soli le cure della casa”.
L’integrazione è un lavoro difficile, da entrambe le parti: non è possibile sperare che certi problemi si risolvano spontaneamente.
Nella casa-alloggio di via Brugnato sono ospitati 16 ragazzi, tutti molto giovani, maggiorenni e provenienti da altri centri di prima accoglienza, arrivati in Italia da diverse parti dell'Africa, fuggendo da situazioni disperate.
Ma.Ris, che ha firmato una convenzione con la Prefettura, fornisce loro lo stretto indispensabile per sopravvivere, cercando di limitare al minimo i disagi, seppur concreti: non potendo ottenere un lavoro, perché non ancora in regola con i documenti, frequentano la scuola di italiano, autogestiscono la struttura e partecipano ad un progetto di affiancamento al lavoro. “Molto spesso i ragazzi vivono un senso di frustrazione dovuto alla lentezza dell’apparato amministrativo, proprio perché per loro è assurdo dover aspettare mesi prima di poter ottenere i documenti necessari che potrebbero permettergli di avere un lavoro. È, anche questa, una faccenda culturale. Non è facile spiegare il concetto di burocrazia”.

Gran parte del lavoro, dunque, è pura mediazione culturale, necessaria e imprescindibile.
“Il quartiere si è abituato alla loro presenza, anche perché non ci sono mai stati problemi rilevanti- raccontano- sono tutti di religione musulmana, quindi non ci sono problemi di alcolismo, ad esempio e sono tutti ragazzi senza gravi problematiche, quindi sono tranquilli”. Giovani ragazzi che vivono ora lontani dai loro affetti e dalle loro abitudini, semplicemente.
Esiste certo l’altra faccia della medaglia: la delinquenza e la criminalità, esistono, ma esistono indipendentemente dall’immigrazione e rinunciare all’accoglienza non le farebbe sparire. Sicuramente alleggerire l’apparato burocratico e snellire le pratiche di identificazione e di rilascio dei documenti potrebbe essere un passo avanti: da un lato sarebbe utile per permettere ai ragazzi accolti di entrare prima nel mondo del lavoro, evitando così il crescente senso di frustazione del sentirsi "parcheggiati"; dall’altro permetterebbe di avere più certezze, come cittadini, che immigrazione non significa delinquenza a prescindere.
"Ci rendiamo conto sempre più- raccontano Fiore e Pregazzi- che per parlare di tutto questo è necessario informarsi, essere preparati. Questo al di là che siamo politici, del mestiere o semplici cittadini".

La struttura è di proprietà di Ma.Ris. Due piani con una quindicina di posti, suddivisa in due piani e arredata con il minimo indispensabile e qualche comfont come le due televisioni e il wifi, per permettere ai ragazzi di usare internet e tenersi in contatto con i conoscenti, spesso sparsi in tutto il mondo. Ovviamente non percepiscono 15 euro al giorno, ma 2,50 euro, che gli operatori consegnano loro a scadenza regolare, insieme all'abbonamento dell'autobus. Gli operatori poi si occupano di fare la spesa, insieme a loro. 

"Lìunica soluzione possibile, come sempre parlando di disagio e povertà- conclude Fiore, che come avvocato si occupa di alcuni di questi ragazzi dal punto di vista legale- è che le associazioni facciano rete, collaborando e lavorando attivamente insieme". Una conclusione che avevamo già proposto a seguito della nostra inchiesta sulla povertà (qui) e che, ovviamente, si arricchisce con la visita di ieri. 

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