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“Generi di linguaggio”: orientarsi nelle differenze attraverso l'uso della lingua In evidenza

Scienziata? Ricercatrice? Dottoressa? Quanto spesso usiamo queste parole nel lessico di ogni giorno? Quanto e come le sentiamo utilizzare nella comunicazione pubblica attraverso i mezzi di comunicazione di massa?

Formule per adattarsi a standard condivisi di cortesia o mezzi per facilitare una più completa cittadinanza delle differenze nel rapporto tra i generi? Quanto un mondo declinato linguisticamente e culturalmente al maschile può essere determinante nell'interiorizzazione degli stereotipi di genere e quanto può condizionare desideri veicolando scelte di vita e scelte professionali?

Questo il focus del dibattito "Generi di linguaggio, Orientarsi nelle differenze attraverso l'uso della lingua" in programma venerdì 25 settembre presso il circolo ufficiali della Marina Militare nell'ambito de La Notte Europea dei Ricercatori. Un dibattito che vedrà importanti ospiti del panorama scientifico/industriale e culturale per discutere sui rapporti tra generi e prassi linguistiche. Lingua, linguaggi e buone pratiche per includere e valorizzare le differenze di genere in relazione a background culturali ed esperienze professionali differenziate. Il dibattito, tra interviste e testimonianze, sarà accompagnato da live painting per mettere a fuoco, anche visivamente i momenti più significativi della discussione.

"Gli esempi ci sono - dichiara l'assessore Patrizia Saccone -  si può cominciare dai "ruoli" declinati al femminile: ministra, avvocata, assessora. ma non devono diventare un'ossessione, hanno un senso nella misura in cui creano un'abitudine  In particolare rispetto ai ruoli di potere e nelle professioni questa doppia declinazione al maschile e al femminile serve a non far passare l'idea che quelle posizioni siano appannaggio solo degli uomini".

Ma le frasi possono essere discriminanti anche quando sono in chiave positiva. (Le donne sono più capaci ecc..)  Si costruiscono cosi gabbie sulle donne e sugli uomini proprio perché  il linguaggio costruisce una visione del mondo. Per questo bisogna partire dalle parole, correggerle per cambiare una mentalità, un modo di pensare.

E poi le donne confinate nella cronaca nera, rappresentate in ruoli di ascolto. E le metafore, le immagini sbagliate. "Un esempio? Mi è capitato di leggere che il territorio è stato stuprato dagli agenti inquinanti, capisco le intenzioni, ma così si ribadisce dal punto di vista cognitivo il fenomeno della violenza sulle donne rendendolo abituale, invece di combatterlo. Poi c'è il problema delle immagini utilizzate dai media che confermano le donne nel ruolo delle vittime. E' sempre necessaria la simulazione per immagini di una violenza? Io credo si debba e si possa cambiare. (22 settembre)

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