Personale di Maurizio Rodighiero alla Palazzin delle Arti In evidenza

Inaugurazione il 7 dicembre.

Mercoledì, 04 Dicembre 2019 09:47

 

Dal 7 dicembre, alla Palazzina delle Arti “Lucio Roberto Rosaia” alla Spezia si terrà la mostra personale di Maurizio Rodighiero "Finestra sull'infinito e altri percorsi".

Proponiamo due estratti del catalogo della mostra, con le recensioni di Marzia Ratti e Valerio Cremolini.

 

"Con questa mostra Maurizio Rodighiero corona un sogno che coltivava da tempo: realizzare un intero ciclo di opere che desse conto dell’evoluzione del suo modo di dipingere.

Con la pittura Rodighiero si è cimentato con sistematicità solo in età matura anche se ha cominciato molto presto a lavorare di pennello, passando da un hobby piacevole ad un impegno più serio e costante, nutrito di confronti e di studi condotti da autodidatta curioso e sensibile. Partecipando alla mostra Generazioni, tenutasi al CAMeC nel 2016, ha potuto confrontarsi con gli artisti del suo stesso ambiente - cronologico e territoriale - portando la sua testimonianza nel panorama contemporaneo della città della Spezia che brilla proprio per un’articolata presenza di autori e di linguaggi del nostro tempo, più ricca di quanto ci si possa aspettare da una città di provincia, per di più priva di un’accademia storica, diversamente dalla vicina Carrara. E penso che di ciò la città dovrebbe ben essere consapevole e orgogliosa.

Il tema che ha voluto affrontare intreccia riflessioni sul senso e i fini dell’esistenza, su cui domina da sempre un sentimento di profondo smarrimento e di inadeguatezza alla comprensione. Apre la serie un dipinto che è metafora dello sguardo sull’universo, sguardo strutturalmente limitato e distorto dai vizi capitali dell’essere umano, che tuttavia è in grado di cogliere la bellezza e il mistero dell’universo o dei multiversi, se preferite. Di notte il cielo stellato rammenta a chi lo guardi quanto sia impari il rapporto fra uomo e natura e richiama alla mente i versi dei poeti che lo hanno cantato con accenti diversi, certi soltanto del loro essere un pensiero cosciente, quanto impotente, di fronte al mistero del creato. Ma il cielo stellato è anche una forma di rappresentazione che vale una sfida e accende ancora una volta, come un’immagine d’incanto, il pensiero poetico: sovviene Ungaretti nei versi giovanili Il cielo pone in capo/ ai minareti/ ghirlande di lumini (Notte di maggio, in Ultime) e ancora Sono stato/uno stagno di buio./ Ora mordo/come un bambino la mammella/lo spazio./ Ora sono ubriaco d’universo (La notte bella, in Il porto sepolto), a significare le infinite immagini che possono scaturire sia dalla poesia come dalle arti visive, in un susseguirsi di diversi stati d’animo che, nella forme della rappresentazione, possono trascendere la soggettività che le ha prodotte. Il cielo stellato e le forme d’infinito di Rodighiero proseguono le puntiformi impressioni dell’animo umano.

Ma i lavori di Maurizio sono anche, e direi soprattutto, un canto intriso di serena malinconia, che spesso lascia trasparire la leggerezza dell’ironia che connota il suo carattere (Gli intrusi, Il burocrate). Pensieri e immagini scorrono come scorre il tempo della vita e i simboli del percorso tracciato sono custoditi, sia pur in equilibrio instabile, nella Casa di cartone che è ad un tempo memoria di sé e contenitore prezioso di alterità altamente significativo (Non sempre un quadro si guarda davanti).

La pittura, in buona sostanza, non è che un mezzo per esprimere un’interiorità che si nutre dell’esperienza come di una fonte inesauribile e che usa una figurazione di matrice chiaramente surrealista perché consona a un ritmo narrativo discorsivo e metaforico. C’è un memento in tutte queste opere e Maurizio ne è il buon suggeritore: quando la clessidra è girata non disturbate il suono del silenzio".

NON DISTURBARE IL SUONO DEL SILENZIO
di Marzia Ratti

 

"Nell’autopresentazione di Maurizio Rodighiero, non nuovo ad esporre in gratificanti spazi espositivi della città, emerge come la complessità sia una costante della sua ricerca, transitata attraverso anni ed anni di continuativo impegno. L’elaborazione del pensiero precede lo studio delle immagini che, partecipi di un’area strettamente affine all’avanguardia surrealista, modulata secondo personali apporti, comunicano chiarezza ideativa e compositiva ed una carica di accorta riflessività nell’approdare ad una stimolante simbologia densa di significati. La vastità dell’universo accoglie una varietà di oggetti assunti dalla realtà, che, privi di deformazione ed assemblati con indubbia originalità, generano visioni davvero sorprendenti e quanto mai inedite. Ma, come accennato, è l’indagine esistenziale con gli aspetti più problematici che la riguardano il terreno di analisi del pittore, scandita nel cospicuo ciclo di dipinti ben definiti, calati ad uno ad uno nell’avvolgente atmosfera che caratterizza unitariamente la Finestra sull’infinito, idealmente aperta sul mondo.
Alla stregua dei pittori surrealisti, Rodighiero, che tuttavia non osserva rigidamente la formulazione teorica propria di tale movimento, elegge il dualismo sogno-realtà a strumento capace di dare visibilità alla sequenza delle relazioni che intercorrono tra innumerevoli e non bizzarri simboli. Libri, foglie, alambicchi, vele, clessidra, arcobaleno, panchina, orologio, carte da gioco, ecc. aiutano a meglio conoscere e comprendere gli enigmi e le verità della vita, non trascurandone la bellezza. In quelli che definisce “vari stati d’animo dell’esistenza” egli intende non soltanto comunicare quanto è immediatamente percepibile con la propria sensibilità, bensì avviare personali azioni di approfondimento e di scavo per afferrare l’inespresso e il misterioso.

Ecco imporsi nella specifica creatività surreale il ruolo dell’inconscio, che non rappresenta davvero un’evasione dalla realtà. L’inconscio, concetto che non attiene esclusivamente alla dimensione psichica, si propone, rileva Giulio C. Argan, «come dimensione dell’esistenza estetica, quindi dimensione stessa dell’arte».
Ritengo, inoltre, attingendo alle enunciazioni di Giorgio De Chirico che si possa accreditare alla prospettiva surrealista di Rodighiero la particolare “messa in scena” dei suoi pensieri, prediligendo un impatto moderatamente immaginifico senza derogare alla priorità comunicativa. Per dare concretezza a tale argomentazione egli si avvale di soluzioni formali particolarmente esigenti ed esteticamente pregnanti, inserite tra copiosi veli di silenzio, dalla indiscutibile valenza espressiva e con ruoli centrali. All’impianto grafico ed a quello cromatico si associa, infatti, la percezione del silenzio, ideale metafora del tempo, partecipe da protagonista della dimensione riflessiva che non esclude motivazioni di spessore spirituale.

La duplice condizione del visibile e dell’invisibile si insinua nell’intero percorso di ricerca compendiato in decine di lavori, che secondo le intenzioni dell’autore inducono ad affrontare compiutamente gli estesi orizzonti dell’esistenza, unitamente all’anelito di maggiore conoscenza di se stessi. È inevitabile cogliere in questa speciale Finestra sull’infinito che suscita molteplici interpretazioni, vari indizi autobiografici volutamente disseminati nel personalissimo album pittorico offerto al nostro sguardo con accenti interrogativi e di condivisione.

Sostando su ciascuna opera che dà consistenza all’immaginario surrealista del pittore si avverte, e lo precisa bene lui stesso nella sua testimonianza autografa, lo slancio a provocare il superamento degli smarrimenti individuali e sociali per meglio partecipare a realizzare quel “miracolo della vita” che non può essere disatteso. Quante volte, d’altronde, l’arte ha dato voce con soluzioni anche ardite al superamento di inquietudini personali e non solo che paiono non avere temine.
Concorre, infine,alla definizione del volto artistico di Rodighiero uno spaccato di opere, anche polimateriche, nelle quali l’impianto surreale, non più dipendente da una precisa strutturazione figurativa, è avvalorato da una vocazione sperimentale che ha come riferimento l’area dell’astrattismo, riconoscibile in un disciplinato itinerario tutt’altro che frettoloso e casuale. L’approdo all’astrazione, declinata rispondendo esclusivamente alla propria sensibilità, è anch’esso dipendente da autonome necessità espressive, che riconducono a riconoscere nella libertà rappresentativa il presupposto fondamentale dell’esperienza del pittore.

A Rodighiero sta a cuore affermare la propria soggettività focalizzata perseguendo un cammino riconducibile alla più virtuosa indipendenza operativa, sentenziata senza alcuna incertezza nella massima «nulla è statico e tutto è un divenire», che dà vitalità alla sua identità artistica".

UNA FINESTRA APERTA SUL MONDO
di Valerio P. Cremolini

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