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La Resistenza al femminile raccontata agli studenti del Cardarelli In evidenza

Mirabello: "Perché vada avanti il percorso di emancipazione femminile non bisogna smarrire i principi delle ragazze di oltre settant’anni fa”.

 

“Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello ha fatto tappa, nel suo “tour” tra 7 e 8 marzo, anche al Liceo Cardarelli, nell’auditorium di via Montepertico gremito di ragazze ragazzi.

Giorgio Pagano ha letto le testimonianze di alcune donne protagoniste del libro: Delfina Betti, filandina, Olga Furno, staffetta, Angela Bastelli, partigiana in armi, le mamme di Godano, incarcerate per aver protetto i loro figli disertori della Repubblica fascista di Salò, fino a Irma Marchiani, infermiera e poi combattente, Medaglia d’Oro della Resistenza. Storie diversissime tra loro, che tutte esprimono l’ardimento della scelta morale delle donne, che fu alla radice della Resistenza al femminile.

“La Resistenza -ha detto Pagano- cambiò non tanto il Paese, quanto le persone che vi presero parte, le donne in primo luogo, fino ad allora costrette a rinchiudersi nel privato: fu scuola di vita, laboratorio di maturazione, di crescita personale e sociale, di emancipazione”. “Furono gli anni -ha detto citando Natalia Ginsburg- in cui molti divennero diversi da ciò che erano stati prima. Diversi e migliori. La sensazione che la gente fosse divenuta migliore circolava nelle strade. Ognuno sentiva di dover dare il meglio di sé. Questo spandeva intorno uno straordinario benessere insieme ai disagi, al freddo, alla fame e alla paura, che in quelle giornate non ci lasciavano mai”.

E’ questa la lezione perenne della Resistenza: “dare il meglio di sé”, ha detto Maria Cristina Mirabello, che ha ricordato in particolare Anna Maria Vignolini e il suo ruolo nell’organizzazione dei Gruppi di Difesa della Donna: “La guerra rende audaci i timidi e Anna Maria, ragazza riservata e perfino, come lei stessa si autodefinisce nella sua testimonianza, un po’ paurosa, osò cose inimmaginabili: e questo soprattutto in nome degli ideali da cui era animata e da cui -ella dice- era spinta ed erano spinte coloro che operarono con lei”. Mirabello ha così concluso: “La Resistenza fu una storia di organizzazioni, ma anche di uomini e di donne, e per le donne fu una novità assoluta. Queste ultime spontaneamente seppero, in momenti drammatici, quando sembrava quasi impossibile farlo, impegnarsi per trovare una via che portò l’Italia faticosamente e con dignità fuori dalla situazione in cui il Fascismo l’aveva cacciata, ponendo dei punti fermi per arrivare alla Costituzione in cui, per la prima volta, nei Principi Fondamentali viene affermata solennemente l’eguaglianza delle donne, affermazione che si riflette poi a cascata nell’articolato del testo”. Dopo di allora ci sono stati passi in avanti ma anche arretramenti: “l’augurio da fare perché vada avanti il percorso di emancipazione e liberazione femminile è quello di non smarrire l’idealità e i principi delle ragazze di oltre settant’anni fa”.


(Foto: Enrico Amici)

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