Sul bando per l'edilizia popolare la spada di Damocle dei 5 anni di residenza In evidenza

di Elena Voltolini – Il vincolo è inserito nella legge regionale, ma la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi su un analogo aspetto delle legge della Lombardia, ne ha dichiarato l'illegittimità.

Venerdì, 26 Marzo 2021 20:42

 

L'ultimo bando risale al 2011, ma presto si dovrebbe arrivare ad aprirne un altro: il bando è quello per l'assegnazione di alloggi di edilizia popolare, ma il condizionale, riferito alle tempistiche, resta d'obbligo.

Il bando, infatti, dovrà essere stilato sulla base di un nuovo regolamento comunale, che recepisca la nuova legge regionale, sulla quale resta più di un dubbio.

Al centro della discussione e della preoccupazione sono in particolare alcuni aspetti legati alla clausola della residenzialità, un punto che, chiamata a pronunciarsi in relazione a quanto adottato dal regolamento della Lombardia, la Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo.

Ad introdurre e spiegare la questione è l'assessore e vice sindaco della Spezia Giulia Giorgi: "Il regolamento comunale per l'assegnazione degli alloggi di edilizia popolare necessita di modifiche per conformarsi alla nuova legge regionale".

"La legge regionale purtroppo – sottolinea Giorgi – non consente ai Comuni molte modifiche per adattare il regolamento per l'assegnazione degli alloggi alla propria realtà territoriale: è sostanzialmente Regione Liguria a dettare le regole".

Il vice sindaco riassume le principali modifiche introdotte, rispetto al passato, dalla nuova legge regionale: "La più significativa modifica della Regione sui criteri di assegnazione (articolo 5) è l'inserimento per la partecipazione al bando del criterio della residenza o attività lavorativa di almeno 5 anni sul territorio. La Regione ha aggiunto anche il requisito della non titolarità di beni immobili all'estero, che i cittadini non comunitari devono attestare con una dichiarazione rilasciata dal Consolato o dall'Ambasciata. Sono state poi ampliate le categorie di persone che possono partecipare, come le famiglie con malati terminali, i genitori separati e gli appartenenti alle forze dell'ordine.

Esclusi, invece, coloro che hanno condanne penali superiori ai 5 anni, passate in giudicato per reati non colposi".

La legge regionale è poco malleabile, ha sottolineato Giorgi, che ha riassunto le modifiche apportate dal Comune della Spezia, limitate all''articolo 12 e all'articolo 18: "Quello che i Comuni possono fare è ampliare le categorie dei partecipanti e La Spezia ha deciso di inserire chi è stato colpito dallo stato di emergenza Covid. Altra aggiunta in questo senso riguarda anche i casi particolari di assegnazioni straordinarie, che hanno durata massima di due anni: in questo caso ad essere aggiunti sono stati i ragazzi che escono da una casa famiglia".

Alla definizione del regolamento comunale si sta arrivando dopo un lungo confronto con i sindacati, anch'essi auditi dalla Commissione consiliare che si è svolta questo pomeriggio. Il confronto va avanti dal 2019 ed ha portato a concordare con l'amministrazione alcune modifiche tra le quali, parzialmente accolta, quella di inserire come categorie prioritarie i soggetti sotto sfratto e quelli che vivono in condizioni igienico-sanitarie difficili. Le due categorie sono state inserite subito dopo le famiglie con disabili o malati terminali. Approvata dall'amministrazione comunale, ma bocciata poi dalla Regione, invece, la richiesta di modificare la definizione di 'famiglie con malati terminali' in quanto la Liguria la ha ritenuta adeguata.

Resta però, sia secondo i sindacati che l'amministrazione, ancora qualche nodo da sciogliere: il principale riguarda il vincolo dei 5 anni di residenza sul territorio per partecipare all'assegnazione.

Il nodo è, ovviamente, da sciogliere sotto il profilo politico, ma ancor prima sotto quello costituzionale.

La Corte Costituzionale, infatti, ha dichiarato illegittima una norma simile inserita nella legge della Lombardia. Il rischio, quindi, è che la legge ligure venga dichiarata illegittima e che il bando, che su essa, e sul regolamento comunale, si fonda, sia impugnato. In tal caso i tempi per dare davvero una casa ai cittadini si allungherebbero notevolmente.

Preoccupazione viene espressa dai sindacati auditi in Commissione.

"Nei prossimi mesi ci troveremo ad affrontare una situazione molto difficile – afferma Cristiano Ruggia, Segretario provinciale del SUNIA – e la pubblicazione di un bando per l'edilizia popolare è molto importante. Significativo è stato il rapporto costruttivo con l'amministrazione, durato a lungo per arrivare a soluzioni condivise.

Il vincolo della residenzialità di 5 anni ci preoccupa perchè la Corte Costituzionale lo ha dichiarato illegittimo e quindi un eventuale ricorso trova un precedente. Anche chiedere ai cittadini non UE di dimostrare con un documento rilasciato dall'Ambasciata o dal Consolato di non avere immobili di proprietà all'estero è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale

Chiediamo pertanto l'allineamento della legge regionale alle sentenze della Corte"

Mario Ricco, CISL, ha aggiunto: "Il punteggio non è altro che la somma delle miserie delle persone e non credo che in questo novero debba entrare la permanenza di almeno 5 anni sul territorio. Le miserie sono altre, non ci si può aggiungere questo vincolo".

"Questo bando – afferma Mara Fadda, UNIAT - arriva in un momento drammatico, tra chiusure e licenziamenti, e dovrà essere un po' anomalo rispetto agli altri per dare risposte a questa situazione".

Un bando cruciale, insomma, di cui, ora più che mai, si sente la necessità, ma sul quale grava la spada di Damocle dell'incostituzionalità della legge che ne è alla base.

Al di là di qualche schermaglia prettamente politica tra i Commissari Cenerini e Pecunia ("Loro facevano i bandi basandoli su reddito e famiglie numerose. A loro non interessa l'incostituzionalità quanto le modalità di assegnazione" e la replica della consigliera di Italia Viva: "Parli con la Corte Costituzionale"), la questione è prettamente procedurale e istituzionale.

La richiesta, che si leva sia dai Commissari, che dai sindacati, che dall'amministrazione, è quella di un pronunciamento della Regione Liguria.

Il problema, infatti, non riguarda solo La Spezia, ma tutti i Comuni e proprio per questo una delle proposte avanzate è stata quella di una richiesta condivisa fatta alla Regione da tutte le amministrazioni locali.

"L'ultima cosa che vogliamo – ha ribadito il vice sindaco – è esporci al rischio di una impugnazione".

Una possibilità potrebbe essere quella di approvare il regolamento bypassando tale aspetto, in attesa del pronunciamento della Regione, in modo tale da avere però già il regolamento approvato nel momento in cui la decisione arriverà. Il vincolo verrebbe poi, eventualmente, inserito nel vero e proprio bando.

Nessuna decisione, comunque, la Commissione è aggiornata a martedì prossimo.

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