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Testo unico sul commercio, il PD abbandona l'aula: "Il centrodestra riscrive la legge ma impedisce la discussione sul nuovo testo” In evidenza

"Colpo di scena: Toti-Rixi uno a zero. Il presidente scavalca il suo assessore, gli stravolge la Legge sul Commercio e lo obbliga a venire in Commissione con sette articoli su sette cambiati. E Rixi cosa fa? Invece di dimettersi li presenta pure. Chapeau, premio al muro di gomma. Perché non ci sono altre parole per definirlo": si esprime così in una notta il gruppo PD in Consiglio regionale.


"D'altra parte - proseguono gli esponenti del Partito Democratico -  che la Legge sul Commercio della Giunta Toti fosse un pasticcio, come Gruppo Pd, l'avevano detto già nei mesi scorsi. Ma adesso sembrano essersene finalmente accorti anche gli stessi promotori. Come detto, infatti, questa mattina, in Commissione III, l'assessore Rixi ha presentato sette emendamenti ai sette articoli della sua legge, che stravolgono completamente il testo e il senso di quella norma che lui stesso aveva promosso e difeso a spada tratta.
In poche parole la Giunta ha presentato un altro testo, sconfessando se stessa e facendo retromarcia".


"A questo punto - spiegano i consiglieri -  il Partito Democratico ha chiesto che ripartisse l'intera discussione sulla nuova norma, perché di questo si tratta quando si modificano sette articoli su sette, e si spostasse al 30 settembre la proroga fissata al 31 luglio che blocca l'iter per la realizzazione di nuovi centri commerciali. La maggioranza di centrodestra però ha deciso di andare avanti senza ulteriori proroghe e dibattiti, operando l'ennesima forzatura nei confronti della Legge sul Commercio. Una legge che era nata con l'unico scopo di portare Esselunga a Genova – senza alcun riguardo per gli effetti che questa forzatura avrebbe avuto sul resto del territorio ligure - e che oggi viene modificata radicalmente, senza alcuna possibilità di discussione, visto che fra dieci giorni scade la proroga".


I consiglieri del Pd e cioè Juri Michelucci, Giovanni Lunardon, Luca Garibaldi, Valter Ferrando e Giovanni Barbagallo che, si legge nella nota, "fino a questo momento avevano cercato di affrontare con spirito costruttivo la discussione intorno a questa norma" hanno deciso di abbandonare l'aula e di non votare.


"Il Testo unico sul Commercio varato nella legislatura precedente – ha ricordato la capogruppo del Pd Raffaella Paita - aveva ottenuto l'unanimità dei voti del Consiglio, dopo una lunga discussione fra le diverse forze politiche. L'attuale maggioranza di centrodestra, invece, preferisce evitare il confronto, con i consiglieri ma anche con gli enti locali e le associazioni di categoria.
E così fra dieci giorni ci troveremo tra le mani una legge caos e frutto di una forzatura di parte, nata senza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.
Vedremo i contenuti di queste innovazioni alla norma. Non è escluso che siano state accolte anche alcune nostre richieste, ma visto che è stata stravolta interamente una legge, servono una pausa e una nuova discussione. Sulla crescita e lo sviluppo del nostro territorio i pasticci non sono accettabili".

 

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